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Lo stagno delle ninfee di Monet? Monet spende molto del suo tempo nella sua campagna di Giverny, a nord-ovest di Parigi. E considera il suo giardino il suo capolavoro più bello. Lo scopo della sua arte è quello di catturare lo stesso soggetto tante e tante volte, ripetutamente. Ma sempre in diversi momenti della giornata o in diverse condizioni di luce. Io sono Clelia e oggi scopriamo Lo stagno delle ninfee di Claude Monet del 1899. 

Monet e l’estasi per la natura

Questa ossessione di Monet lo fa entrare in estasi davanti la natura, proprio come noi forse entriamo in estasi davanti le sue opere. Ed è questa l’emozione che provo io davanti le opere di Monet che mi allontanano completamente dal mondo che mi circonda e mi riportano nella natura con lui nel suo giardino. 

Il concetto di estasi in arte viene spesso associato alle grandi opere a tema religioso come ad esempio l’Estasi di Santa Teresa del Bernini poiché deriva dal greco ἔκστασις, ékstasis e significa letteralmente “essere fuori”. Riuscire ad andare in estasi in un museo affollato con i minuti contati e tante opere da vedere in un solo fine settimane certo non è semplice. Non si può negare però che le opere di Monet regalino qualche minuto di felicità e un forte senso di serenità. 

La serie delle ninfee

Lo stagno delle ninfee del Musée d’Orsay altro non è che uno dei diversi stupendi dipinti in serie sulle ninfee. Questo però in particolare è uno dei miei preferiti. Ho avuto l’occasione di vederlo per la prima volta da bambina e poi in diversi dei miei giri a Parigi. I colori si combinano con il gioco della luce sullo stagno e nella rappresentazione del ponticello ad arco che attraversa l’opera. Nel suo giardino di Giverny Monet diventa lui stesso un creatore e studia i giochi di luce per oltre 20 anni immergendosi nella natura. 

La storia di Monet

E nulla avviene per caso. Monet nasce nel 1840 figlio di una famiglia ricca e trascorre gran parte della sua infanzia a Le Havre, un paese sulla costa nord ovest della Francia. Qui conosce il pittore Eugène Boudin che lo incoraggia a dipingere all’aria aperta e gli trasmette la sua passione. Questa diventerà la scelta di espressione nelle sue opere per tutta la vita. Il suo scopo è quello di catturare la sensazione di essere parte della natura attraverso la luce, i colori e i cambi di tono. E di trasmettere la sensazione di essere presenti davanti il cambiamento nel tempo. 

Il giardino di Giverny

La caratteristica della pittura di Monet è quella di essere considerata non finita poiché in quel periodo lo stile accademico non accetta che si veda la pennellata nell’opera. Il suo giardino a Giverny, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, diventa il rifugio perfetto per portare avanti le idee impressioniste e rappresentare luce, acqua e natura. Crea due zone separate: un giardino fiorito e un giardino acquatico ispirato dal modello giapponese. 

Sembra davvero il posto perfetto per far nascere la serie di opere con protagoniste le ninfee che si trovano oggi in tutti i musei più importanti del mondo. Ed è una fortuna che ce ne siano così tante in giro per il mondo per lasciare forse anche a noi la possibilità di vivere per un attimo quel momento di ossessione e fascino e quindi di estasi davanti ciò che Monet vedeva con i suoi occhi. 

Le macchie nella serie di ninfee

Ne espone 10 differenti varianti nel 1900, un anno dopo la realizzazione di questa. E dipinge attraverso pennellate rapide e molto brevi creando quasi delle macchie sulla superficie della tela. Queste macchie hanno due scopi principali: creare un senso di trama nel fogliame e rendere al meglio i giochi e le variazioni di luce. A volte addirittura Monet applica il colore con una spatola per dare più materia ai suoi lavori. E alcune invenzioni di questo periodo in Europa hanno un impatto notevole sulla sua arte. Una di queste è l’invenzione nel 1841 dei colori in tubetto. La possibilità di avere dei colori già mescolati e trasportabili anche all’esterno ha davvero cambiato l’approccio di molti artisti alla realizzazione delle loro opere. E di certo Monet è uno di quelli più influenzati da questa scoperta. 

Lo stagno delle ninfee di Monet. La composizione

Dal punto di vista della composizione l’opera è costruita intorno all’arco centrale. Sotto l’arco al centro si trova il punto di fuga della prospettiva e anche se potrebbe sembrare semplice in realtà l’opera è studiata nei minimi dettagli. Ogni elemento serve a migliorare il senso di profondità ma a dare spazio anche alla rappresentazione della natura. 

Il ponte divide in due parti l’opera e si trova al centro della composizione. Crea una curva delicata che non lo rende imponente, ma al contrario si inserisce nella natura che lo circonda. La forma è molto vicina ai ponti tipici delle stampe giapponesi che Monet possiede nella sua casa e che ammira molto. L’ammirazione verso l’arte orientale e il Giappone in particolare è tipica di quegli anni nelle opere anche di molti altri artisti come Gauguin o Van Gogh.

Lo stagno delle ninfee di Monet. I dettagli

Il ponte

Nella realtà il ponte è di un colore verde molto intenso e viene ricoperto dal glicine bianco in estate. Dei cinque ponti nel suo giardino acquatico questo è il più caratteristico e presente nelle opere di Monet. E per rendere gli effetti della luce del sole Monet utilizza delle pennellate molto ricche di colore. Nel caso della luce che attraversa gli alberi, ad esempio, ci sono diversi strati vicini e complementari. Gli strati di verde scuro e blu danno struttura agli alberi mentre quelli chiari di giallo e verde determinano la luce che attraversa gli alberi. 

L’acqua dello stagno

Nel rappresentare l’acqua dello stagno lo scopo principale di Monet è quello di rendere gli effetti dell’acqua e della luce in natura. E per farlo crea un effetto quasi astratto. Se osservato da vicino nessuno dei fiori dello stagno si distingue precisamente con tratti decisi. I fiori sono composti da macchie di colore accostate. E queste macchie di colore cambiano leggermente in base alla zona dello stagno. Le pennellate diventano piccole e il colore più verso il viola man mano che l’occhio va verso il bordo. I riflessi degli alberi si distinguono decisamente e sono realizzati invece attraverso macchie verticali di colore.

Le ninfee

Le ninfee come in altre opere di Monet sono protagoniste. Vengono rappresentate con tocchi di colore bianco e spessa, macchie di rosa e tratti di rosso più intenso. Questo mix di colori e toni cattura la delicatezza di questo fiore sull’acqua. In quest’opera le foglie e i fiori si distinguono ancora ma con il passare del tempo e nelle diverse versioni delle ninfee si vede decisamente un cambiamento. Alcune rappresentazioni mostrano una distinzione tra fiore e foglia. Altre al contrario non permettono di distinguere fra i due creando delle macchie di colore che rendono l’idea quasi astratta della natura. 

Il salice

Sulla sinistra dell’opera un albero si distingue dagli altri particolarmente: il salice. I suoi lunghi rami sono rappresentati attraverso delle forti pennellate verticali. E si specchia nell’acqua dello stagno in aree verdi e blu che fanno pensare ad un albero molto ricco di foglie. Ai lati dello stagno un altro elemento naturale si distingue particolarmente: i ciuffi di erba alta. Sono stati realizzati attraverso delle lunghe pennellate verticali curve che ricordano la forma del ponte e rendono l’opera ancora più armoniosa. 

Lo stagno delle ninfee di Monet. La luce e la natura

Monet ritorna sulle sue opere diverse volte anche dopo averle terminate per aggiungere macchie di colore e raggiungere l’effetto desiderato di rappresentazione della luce. Probabilmente proprio perché vive questo stato di estasi davanti la natura e cerca di raccontarlo anche a noi attraverso l’opera. Tra l’altro la maggior parte delle sue opere sono firmate. Vengono firmate spesso con colori che emergono dalla tela, ad esempio in questo caso con il colore rosso intenso che si distingue dal verde che prevale. 

Se sei arrivato fin qui benvenuto nel #arteclub per tutti gli appassionati d’arte che hanno voglia di scoprire qualcosa in più sull’opera o l’artista del giorno.

Monet e l’Impressionismo

Monet è considerato il più grande dei pittori impressionisti. Ha fondato questo movimento e ne è stato promotore per tutta la vita. Il suo intento in arte è quello di registrare e riportare le impressioni e le sensazioni che prova quando dipinge all’aperto – en plein air

Lo stile e la scelta di colori così accesi per seguire i cambiamenti della luce inizialmente scioccano il pubblico di Parigi di fine Ottocento.  

La fotografia inventata un quarto di secolo prima sta rivendicato l’obiettiva verità della prospettiva, ma nessuna immagine fatta a mano può sperare di eguagliare questa verità. La pittura quindi deve essere salvaguardata dalla concorrenza della macchina fotografica e si può liberare dal suo compito di rappresentare la realtà in ogni minimo dettaglio.

Il termine impessionismo

Il termine “impressionisti” viene ideato dal giornalista Louis Leroy che lo intende con un’accezione negativa. E la definizione nasce dall’opera di Monet: Impression soleil levant del 1874. Ci saranno però otto grandi mostre impressioniste in totale e gli artisti che verranno esposti Cézanne, Monet, Renoir, Pissarro, e Sisley troveranno ognuno un suo spazio nella storia.

Monet artista coraggioso

Per me Monet è un artista coraggioso. Durante la guerra franco prussiana nel 1870 trascorre un periodo qui a Londra. Studia i grandi capolavori di Constable e Turner e dipinge sul Tamigi. L’anno successivo si trasferisce a Argenteuil, vicino Parigi, dove produce alcuni dei suoi lavori più interessanti. Ma soprattutto sfida l’Accademia e non doveva essere stato semplice nel 1874. Del gruppo degli impressionisti, lui è uno dei più idealisti e rimane fedele alle loro idee, anche se cominciano a dividersi nel 1880. Decide in pochi anni nel 1883 di trasferirsi a Giverny. Purtroppo con il tempo la sua vista peggiora ma continua nonostante questo a dipingere. Diventa un artista sempre più famoso e muore nella sua casa di campagna nel 1926 conosciuto come uno dei più grandi artisti del suo tempo. 

La sua casa di Giverny oggi

Oggi la sua casa è diventata un vero e proprio museo, gestito dalla Fondazione Monet e che è possibile visitare. Ovviamente è nella mia lista dei desideri da tempo, anche perché si racconta che sia ancora curato proprio come faceva Monet in ogni minimo particolare. Online si può visitare l’interno della casa con la cucina gialla e le stampe giapponesi che Monet amava appesi in su diverse delle pareti persino sulle scale. E il giardino di Giverny è stato anche protagonista di alcuni film recenti come Midnight in Paris di Woody Allen. In una scena infatti il protagonista e la fidanzata trascorrono qui una giornata.

Lo stagno delle ninfee di Monet. Conclusioni

E se anche tu come me ami quest’opera ma anche altri grandi capolavori della storia dell’arte dai un’occhiata al mio post su Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte oppure a quello sull’Olympia di Manet

Grazie e alla prossima! 


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