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3 top musei a Palermo

Museums

Oggi un nuovo video insieme in giro per musei. La settimana scorsa, infatti, sono ritornata per qualche giorno a Palermo, la città in cui sono nata e cresciuta e ho avuto l’occasione di visitare dopo anni alcuni dei musei più interessanti della città. 

Se volete quindi scoprire quali sono i miei 3 musei preferiti di Palermo vi consiglio di rimanere o di dare un’occhiata al mio video sul canale YouTube. 

Guarda il video su Youtube

Se c’è un ricordo di quando ero bambina che porterò sempre con me è di sicuro legato alle mille volte con mia madre nei musei ad inventare storie davanti le opere d’arte. Questo, associato alla sua abitudine di girare in macchina per Palermo e raccontare dei palazzi e dei loro abitanti secoli prima.

Palazzo Abatellis

E uno dei musei in cui ho trascorso più tempo da piccola è Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale della Sicilia.

L’architettura è stupenda e risale al 1400. Era la residenza di Francesco Abatellis, comandante del porto del Regno di Sicilia che aveva voluto la sua casa in stile Gotico Catalano. Alla morte di Abatellis e della moglie il palazzo è diventato un monastero femminile e ha subito diverse modifiche fino a quando dopo la seconda guerra mondiale e alcuni bombardamenti è stato ristrutturato per farlo diventare sede del museo. 

L’allestimento delle opere è famoso e studiato fra gli addetti ai lavori nel mondo dell’arte perché realizzato a metà degli anni ‘50 dall’architetto Carlo Scarpa e per i tempi consisteva in un’azione molto all’avanguardia. 

3 opere da non perdere

Il Trionfo della morte

Una delle opere più belle e per me emozionanti che sono conservate a Palazzo Abatellis è Il Trionfo della morte. Si tratta di un immenso affresco realizzato intorno al 1440 per un altro palazzo della città, Palazzo Sclafani, l’Ospedale voluto dal re Alfonso il Magnanimo. L’opera fu staccata nel 1940 per motivi di conservazione e esposta dal 1954 all’Abatellis. 

 

La protagonista è la morte, che in forma di scheletro cavalca armata al centro dell’opera. Sotto di lei la società medievale viene attaccata, ma non tutti. La morte attacca infatti chi non si accorge del suo arrivo e in particolare la nobiltà.

La scena è ambientata in uno splendido giardino ma non ci sono solo aristocratici. Sulla sinistra un gruppo di povera gente implora di essere uccisa per poter mettere fine alla propria sofferenza, e tra di loro la storia racconta che ci sia anche l’autore dell’opera. 

L’affresco è anonimo ma l’artista forse spagnolo sembra essersi ritratto mentre guarda verso il pubblico.

Trionfo della morte Palazzo Abatellis

Trionfo della morte, 1440 ©José Luiz Bernardes Ribeiro

Madonna dell’Umiltà

Salendo al primo piano una delle prime opere che si incontrano è la Madonna dell’Umiltà di Bartolomeo Pellerano da Camogli. Un capolavoro della metà del 1300. La Madonna si presenta differente rispetto alle rappresentazioni a cui siamo abituati perché non è seduta sul suo trono, ma per terra. Anche per questa caratteristica Madonna dell’umiltà. Conosciamo l’autore perché l’opera è firmata. E la Madonna si trova all’interno di una cornica spettacolare. In linguaggio tecnico si direbbe edicola marmorea trilobata su colonne tortili. In sintesi, la sua figura è all’interno di una finta architettura divisa in tre parti che rende l’idea di un marmo con colonne avvolte a spirale.

L’ultimo particolare da guardare insieme è la base del dipinto dove è riunita una folla di uomini in cappuccio bianco. Si tratta della Confraternita dei Disciplinati famosi per i loro cappucci bianchi. Si pensa siano stati loro a commissionare il quadro per un convento della città. 

Bartolomeo da Camogli, Madonna dell'Umiltà, 1346

Madonna dell’Umiltà di Bartolomeo Pellerano da Camogli, 1346

Annunziata di Antonello da Messina

Superata l’immensa sala delle croci al primo piano, dove entra una luce calda la mattina presto in estate, il terzo capolavoro assolutamente da non perdere a Palazzo Abatellis è l’Annunziata di Antonello da Messina. L’opera si pensa sia stata realizzata intorno al 1475, anno di un viaggio di Antonello a Venezia. Molte sono infatti le caratteristiche che avvicinano questo dipinto alla pittura veneziana del ‘400 come ad esempio lo studio della prospettiva con la mano della donna al centro dell’opera e la forte attenzione ai dettagli. 

Ma anche l’influenza dell’arte fiamminga si fa sentire nel fondo scuro e nel ritratto a mezzo busto. Quello che a me colpisce di più è la scelta di non voler rappresentare il momento in cui l’angelo e la Madonna si incontrano quindi il momento dell’Annunciazione appunto. Ma un momento differente della stessa scena. Come nel cinema abbiamo un dettaglio di quell’attimo dove i particolari raccontano la scena: la luce dall’alto a sinistra descrive l’angelo mentre il libro racconta cosa stesse facendo la Madonna fino a quel momento.

Annunciata Antonello da Messina, 1437

L’Annunziata di Antonello da Messina, 1475

Le opere conservate nella Galleria sono tantissime e molte di queste sono interessanti come il Ritratto di Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana. Vi suggerisco quindi di fare un salto. Si può visitare dal martedì alla domenica e il biglietto intero costa 8€. 

 

Il lunedì, anche l’Abatellis, come molti musei è chiuso e proprio per questo sul mio profilo Instagram ogni lunedì è Museum Monday. Con l’idea di lasciare virtualmente le porte aperte dei musei anche nel giorno di chiusura ogni lunedì chiacchieriamo insieme di un museo diverso. Quindi se non mi seguite già su Instagram adesso avete una scusa in più.

Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo

A due passi da Palazzo Abatellis, se si spendono un paio di giorni a Palermo, un altro museo che si deve visitare è di certo la Galleria d’arte moderna Empedocle Restivo, dedicata al suo fondatore. Racconta dell’arte italiana attraverso le opere degli artisti siciliani del ‘900. La collezione è ospitata nel Complesso monumentale di Sant’Anna ed è ricca di capolavori divisi in diverse sezioni. Si inizia al pianterreno con le opere dell’Ottocento. Le grandi scene tipiche del Neoclassicismo e i ritratti a mezzo busto del Romanticismo.

3 musei a PA Artandthecities GAM

3 opere da non perdere

 Vento in montagna di Francesco Lojacono

Poi si prosegue con quella che è la mia sezione preferita: i paesaggi siciliani del primo Novecento con le opere di Francesco Lojacono. 

 

Fra tutte Vento in montagna del 1872 è una delle più belle. L’opera è stata realizzata negli anni in cui in Sicilia nascevano le prime opere di scrittori come Verga, ma al tempo stesso è legata alle tendenze artistiche internazionali della fine dell’Ottocento da cui nasceranno movimento come l’Impressionismo. 

Ciò che a me piace di più è la cura del dettaglio che rende poi l’immagine generale. Le pecore al centro hanno il manto gonfio a causa del vento di montagna che vediamo in lontananza nella nebbia delle montagne. Ogni particolare è curato scientificamente, ma il risultato finale risulta comunque naturale e non eccessivamente realistico.

Francesco Lojacono, Vento in montagna, 1872

Francesco Lojacono, Vento in montagna, 1872 ©Davide Mauro

Il Peccato di Franz Von Stuck

Proseguendo il percorso del museo al primo piano si trovano le opere che raccontano la vera vita dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento in Sicilia. Alcune sembrano illustrazioni dei Malavoglia come i Carusi di Tomaselli. Altre invece raccontano dell’evoluzione di Palermo come Ultime foglie di Michele Catti. L’atmosfera triste e piovosa di quest’opera mi ricorda gli inverni in Sicilia ma soprattutto mi fa ridere perchè spesso gli abitanti di Palermo ancora dicono di persone molte lente nel camminare “passeggia in via Libertà” proprio come i protagonisti di questo quadro. 

Molte delle opere della Galleria d’arte moderna sono state acquistate o donate da collezionisti dopo l’Esposizione alle Biennali di Venezia di quegli anni. Questo fa capire come già allora la Biennale avesse un ruolo chiave nell’incontro fra artisti e nella scoperta dei movimenti più all’avanguardia. Una di queste è Il Peccato di Franz Von Stuck acquistato dalla Galleria alla Biennale del 1909, perchè icona della Secessione di Monaco e del movimento del simbolismo. Eva viene rappresentata sensuale su uno sfondo scuro accompagnata dal serpente che l’ha indotta al peccato nel raccogliere la mela. Ci sono diverse versioni di quest’opera e a me è capitato di vederne un’altra a Monaco di Baviera alla Neue Pinakothek.

Il Peccato di Franz Von Stuck

Il Peccato di Franz Von Stuck

Nudo di Guttuso

L’ultima sezione del museo è dedicata al Novecento siciliano, con opere di Campigli, Casorati, Sironi, Pirandello e naturalmente Guttuso. 

Di Guttuso sono esposti il suo famosissimo autoritratto ma soprattutto una delle mie opere preferite e meno conosciuta Nudo del 1960. La tecnica mista che caratterizza quest’opera la rende per me un capolavoro. La donna di spalle che legge il giornale è rappresenta con un misto di china, giornale in collage e acquerello.

L’intero percorso del museo racconta di una Sicilia non isolata dal resto del mondo attraverso i capolavori degli artisti che da qui sono passati o che sono nati e cresciuti sull’isola. 

Nudo Guttuso 1960

Gattuso, Nudo, 1960

Museo d'arte contemporanea Palazzo Riso

Da piazza Sant’Anna proseguendo verso la strada principale della città Corso vittorio Emanuele verso la Cattedrale si arriva all’ultimo museo per me imperdibile: Palazzo Riso, sede del Museo d’arte contemporanea della Sicilia. 

Si tratta di un museo giovane, mi ricordo infatti dell’atmosfera di allegria a Palermo tra il 2008 e il 2010 quando è stato inaugurato e sono iniziate le prime mostre importanti.

 

La collezione permanente viene esposta all’interno di un Palazzo storico della città e viene movimentata in occasione delle mostre temporanee. Solitamente infatti quando lo si visita ci sono sempre almeno un piano dedicato a una mostra e uno alla collezione. 

 

Quando sono andata io settimana scorsa erano gli ultimi giorni di una mostra dedicata all’artista siciliana Rosella Leone che lavora sul tema delle relazioni e del nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda. Le sue opere mi hanno colpito particolarmente per l’uso dei materiali e la relazione con alcuni luoghi della Sicilia. 

 

Invece, sempre in questa occasione la collezione permanente con opere di Carla Accardi, Turi Simeti e Emilio Isgrò si trovava al secondo piano. Tutte le opere sono sempre legate all’attività in Sicilia di artisti che dagli anni ‘50 in poi sono passati dall’isola o hanno interagito con il territorio per via di progetti particolari. Dipende dal periodo, ma si possono ritrovare lavori di Land Art così come dipinti o sculture. 

Sinceramente sono molto favorevole al fatto che l’esposizione cambi spesso perché questo dà la possibilità anche a chi abita in città di ritornare spesso e trovare qualcosa di nuovo. Soprattutto per l’arte contemporanea lo trovo fondamentale.  

Rossella Leone a Palazzo Riso

3 opere da non perdere

La bottega dell’Armeno

A me hanno particolarmente colpito le opere che non conoscevo di Medhat Shafik, un artista egiziano che nel 1995 ha vinto il Leone d’oro alla Biennale di Venezia per il padiglione d’Egitto. L’opera al museo La Bottega dell’Armeno è stata realizzata in collaborazione con gli studenti dell’Accademia di Belle arti di Palermo. Sembra di entrare in un mondo magico con i colori pronti lì per essere utilizzati da un artista che si è allontanato forse per qualche minuto. Una scena surreale ma che da l’idea dell’opera realizzata site specific e quindi appositamente per quello spazio. 

Medhat Shafik, La Bottega dell’Armeno

Medhat Shafik, La Bottega dell’Armeno

Geometrie d’acqua di Michele Cossyro

Sempre tra le scoperte di quest’ultima visita ci sono state le opere di Michele Cossyro. Ho notato che tutti i suoi  titoli al museo sono legati al tema dell’acqua ma che al tempo stesso la caratteristica comune è la geometria con cui le sculture e i dipinti sono costruiti. La più bella per me è Geometrie d’acqua che consiste in una scultura in legno appoggiata su uno specchio riflettente che ne moltiplica la complessità, ma anche da una scultura da muro che sembra semplificarla. 

Michele Cossyro, Geometrie d'acqua

Michele Cossyro, Geometrie d’acqua

Nudo di Guttuso

Infine, tra i classici siciliani per me non può mancare l’opera di Carla Accardi. Forse perchè è una delle artiste donne del Novecento italiano che ha fatto la differenza, forse semplicemente perchè a me piacciono esteticamente le sue opere. Quella che colpisce di più al centro della sala per me è Rotolo del 1965. Due cilindri di sicofil, una plastica trasparente che deriva in realtà dalla cellulosa e può essere facilmente modellata e dipinta, dipinti con linee curve di un rosso corallo, tipico del trapanese dove la Accardi è nata.

Carla Accardi, Rotolo, 1965

Come vi dicevo il percorso espositivo cambia abbastanza spesso quindi è un museo in cui vale la pena andare e tornare, se possibile. 

E se siete alla ricerca di altri musei e gallerie d’arte da visitare in giro per il mondo, non dimenticatevi di dare un’occhiata anche agli altri post e video sul blog e su Art&theCities su Youtube.

Grazie e a presto!! 

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