Milan Adamčiak, Begin!

milan adamčiak, Laudatio domini, 1970

Milan Adamčiak alla Slovak National Gallery di Bratislava

Milan Adamčiak. Begin! Una mostra da non perdere per chi, come me, è appassionato di arte concettuale. Ma anche poesia visiva e concreta e rapporto arte – musica nel secondo Novecento. Una mostra per tutti nonostante la rigidità di certi interventi e la difficoltà ad entrare in un mondo, a volte complesso per volontà.

La prima retrospettiva dell’artista slovacco Milan Adamčiak. Scomparso da poco nel gennaio 2017, l’esposizione alla Slovak National Gallery di Bratislava offre molteplici spunti. Lo consacra come il vero portatore del “suono” nell’arte concettuale slovacca.

 

L’esposizione

I lavori sono numerosi, come i media che li caratterizzano. Arte concettuale, film, poesia sperimentale, stampe grafiche musicali, happenings, oggetti e strumenti, come anche documenti d’archivio.

Disegnata con l’intento di coinvolgere tutti i sensi, lo spettatore sarà portato ad ascoltare musica leggendo partiture ricche di parole e segni, talvolta dai celati significati.

 

Chi è Milan Adamčiak

Milan Adamčiak vanta un background accademico che lo ha visto studente alla facoltà di musicologia dell’Università Comenius a Bratislava. Poi, ricercatore nella semiotica della relazione tra musica e arti visuali per l’Istituto di Arte di SAS.

Fondatore di diversi gruppi di compositori musicali come il DAD nel 1965. Comincia la sua opera d’artista visivo negli anni Sessanta grazie al rapporto di cooperazione con Julius Koller. L’artista e amico lo incoraggia a partecipare al progetto immaginario Ganku Gallery.

La collaborazione fra i due e con la partner di Koller, Kveta Fulierovà, è basata sul loro comune interesse per la relazione fra arte e musica. Ma anche sui numerosi scambi di opinione e sull’invenzione di oggetti non convenzionali dal forte legame con la realtà. La mostra in questo senso presenta una collezione di lavori che nascono dalla sinergia fra i due grandi artisti.

 

Temi e ispirazioni

Adamciak oltre a portare avanti i suoi studi di musica contemporanea, sui grandi compositori e sui nuovi strumenti, è anche ispirato nell’arte visuale dal Dadaismo. Come pure dalle seconde avanguardie e dal movimento Fluxus. Sarà lui uno dei fautori nel 1992 della presenza di John Cage all’inaugurazione della mostra sui suoi lavori musicali alla Slovak National Gallery.

Durante il periodo di normalizzazione degli anni Settanta e Ottanta Adamciak vive un momento di isolamento. Unica eccezione poche apparizioni pubbliche legate alla sua ricerca artistica che avvengono ad intervalli regolari.

È solo alla fine degli anni Ottanta che decide di fondare il Gerulanta. Un’unione di artisti visuali che esporranno per la prima volta insieme e di cui si ha testimonianza grazie ad alcune opere in mostra.

Negli ultimi anni il lavoro dell’artista slovacco è divenuto oggetto di studio per giovani scrittori e autori di poesia sperimentale. Generazioni di musicisti in diverse occasioni, fino a poco prima della sua scomparsa, gli hanno chiesto e offerto collaborazioni internazionali di grande prestigio.

La mostra attenta, piacevole e ricca, lo consacra come uno dei massimi esponenti dell’arte di questo Paese, ma anche come una figura di rilievo per l’arte del Novecento a livello internazionale.  

 

Ho provato a conoscere molto a proposito di qualcosa e al tempo stesso qualcosa a proposito di molto.

Milan Adamčiak

 

Laudatio domini, 1970, tecnica mista su carta, Oravska Galéria, image source: Slovak National Gallery

 

Adamčiak, Begin!

Retrospective exhibition of Intermedia Work by Milan Adamčiak 1964 – 2017

a cura di Lucia Gregorova Stach e Michal Murin

Slovak National Gallery, Esterhàzy Palace

24 marzo – 4 giugno 2017

Gratis

www.sng.sk

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