Posters e manifesti. La loro storia nel ‘900 dalle origini

Posters e manifesti Moulin Rouge Toulouse Lautrec

Posters e Manifesti. La loro storia storia nel ‘900 dalle origini

Posters e manifesti come opere d’arte

Posters e manifesti. Oggi sull’argomento ho da fare una confessione: prima di qualche settimana fa non mi ero mai fatta prendere molto da questo argomento. I manifesti.

Ultimamente per lavoro, sto riprendendo in mano giornali d’epoca e cataloghi, per lo più francesi, delle grandi Esposizioni Universali della fine ‘800 e dei primi del ‘900 e mi sto interessando sempre più a quelle che fino a non molto tempo fa venivano considerate arti applicate o arti minori, termini che leggerete in questa occasione e mai più qui.

I manifesti non sono opere d’arte in senso stretto. Mi correggo: non sono dipinti. Nessun pennello d’artista si è mai posato su di loro. Sono delle litografie, create in multiplo quindi in più di un esemplare e numerate (…spesso).

 

Posters e manifesti. Il loro scopo e le origini

Il loro scopo originario era quello di promuovere e pubblicizzare serate in locali parigini, mostre, recensioni letterarie, cioccolato, medicine e molto altro. Venivano creati da chiunque: dai grandi artisti fino ai poveri fotografi. Ma, soprattutto hanno glorificato chiunque da Sarah Bernhardt, la musa del teatro dei primi anni del secolo scorso e amante di personaggi come Gustav Dorè, fino alla più contemporanea Charlie’s Angel Farrah Fawcett.

Essi possono essere considerati opere d’arte per numerosi motivi e vi voglio raccontare in breve la loro storia.

Sono nati più o meno, per come li conosciamo oggi, nel periodo della Belle Epoque, che va dalla fine dell’Ottocento alla Prima Guerra Mondiale.

 

Posters e manifesti. Jules Cheret e il Bal Valentino

Bal Valentino 1869
Jules Cheret, Bal Valentino, 1869, ph.wikicommns

 

Gli storici dell’arte hanno addirittura individuato un evento esatto legato alla loro nascita: era il 1868 e il manifesto era “Bal Valentino” dell’artista Jules Cheret. Non solo artista creativo, ma anche innovatore nel suo campo Cheret ha sviluppato la tecnica della litografia riuscendo a produrre manifesti di largo formato in numerose copie e a costi ragionevoli.

Oltre ad essere diventato il padre di questo medium (ancora molto popolare in varie altre forme…) Cheret rimane oggi uno dei tre più importanti artisti, tutti francesi, di manifesti. E anche il più prolifico: ne ha prodotti più di un migliaio.

 

Posters e manifesti. Henri de Touolouse – Lautrec

Posters e manifesti Moulin Rouge Toulouse Lautrec
Toulouse Lautrec, Moulin Rouge, 1891, litografia, ph.wikicommons

Un altro personaggio legato senza dubbio a quest’arte è Henri de Toulouse – Lautrec. Il corpo dei suoi lavori comprende circa 30 manifesti, ma egli è stato ed è ancora riconosciuto come il più grande. Lautrec ha avuto modo di studiare la tecnica litografica di Cheret, che ha fatto propria, facendola divenire la via al suo tempo per portare l’arte all’attenzione delle grandi masse. Per via della loro bellezza e rarità, come potrete immaginare, i suoi manifesti hanno oggigiorno grande valore.

 

Posters e manifesti. Alphonse Mucha

Alphonse Mucha, Monaco Montecarlo, 1897
Alphonse Mucha, Monaco Montecarlo, 1897 ph.wikicommons

 

Il terzo protagonista del nostro percorso è Alphonse Mucha, il quale, tra i numerosi poster ne ha prodotti molti su commissione di Sarah Bernhardt. Vi dirò, anche, che tra i due le collaborazioni non sono state esclusivamente in questo campo, ma anche in quello dei gioielli, poiché era Mucha a disegnare per un certo periodo i gioielli di scena della Bernhardt a firma della Maison Fouquet.

I poster di Mucha sono ancora oggi copiati e la sua popolarità nel tempo è stata tale da essersi diffuso il termine “Stile Mucha” per determinare una serie di opere legate ai temi e alle rappresentazioni di questo maestro indiscusso. Lo stesso stile oggi, viene forse inteso più facilmente come Art Nouveau in Francia o Liberty in Italia.

 

Posters e manifesti. Il valore delle opere

Penso sia superfluo a questo punto precisare che il valore artistico di questi oggetti dipende, naturalmente, da vari fattori: condizioni, vivacità dei colori, rarità, epoca e, per continuare ovviamente artista e movimento.

Diversi esperti, sono concordi nel porre alcune questioni sostanziali: tutti i manifesti venivano prodotti con carta di poco valore, in alcuni casi più di un secolo fa. E, quindi, anche con le cure più attente, i restauri e la conservazione non è assicurata purtroppo loro una lunga vita.

Per me, però, sono e rimarranno sempre dei piccoli capolavori.

 

#letturedarte

Se vuoi approfondire l’argomento e comprendere lo sviluppo di questa arte in Italia ti consiglio questi due testi, entrambi curati da Dario Cimorelli ed editi da Silvana Editoriale.

Pubblicità e moda italiana 1890-1950 Cimorelli

 

Manifesti. Pubblicità e moda italiana 1890-1950. Viene raccontata la storia della moda e il rapporto con la pubblicità dalla fine dell’Ottocento fino alla metà del secolo scorso, con quasi 400 immagini a colori di stupendi poster, fra cui i miei preferiti: quelli di Dudovich!!

 

Ironia, fantasia ed erotismo nella pubblicità 1895 -1960 Cimorelli

Manifesti. Ironia, fantasia ed erotismo nella pubblicità (1895-1960). Tutta la creatività italiana, raccontata attraverso una scelta di poster ironici, allusivi e di certo super moderni per i tempi. Le pubblicità cominciano a diffondersi in tutta Italia e per le strade non si può non fermarsi ad ogni cartellone. Eccone alcuni dei più belli raccolti in un’unica pubblicazione.

 

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