Le donne nell’arte

Le donne nell'arte. Élisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto (particolare)

Le donne nell’arte

Le donne nell’arte. Non solo muse e modelle ma soprattutto artiste.

Chiunque sia appassionato almeno un po’ di arte moderna e contemporanea di certo sa fare qualche nome di artiste donne nell’arte. Ad esempio, Louise Bourgeois, Tracy Emin, George O’Keeffe, Cindy Sherman o Frida Kahlo.

Non è un caso però che sia così semplice pensare a nomi di donne nell’arte per lo più nel ventesimo e ventunesimo secolo.  Questo però non deve portarci a pensare che le donne non fossero protagoniste del mondo dell’arte anche in passato.

 

Le donne nell’arte. Antichità

Fin dai tempi antichi la raffigurazione della donna come soggetto dell’arte è stata fondamentale. Gli antichi greci venivano ispirati nelle loro composizioni dalle Muse. E in pieno Rinascimento e manierismo i ritratti di donne e divinità femminile certo non mancano.

Cariatidi nell'Eretteo - Acropoli di Atene
Cariatidi nell’Eretteo – Acropoli di Atene

La figura della donna come artista però in diverse culture fra cui quella occidentale veniva e viene talvolta ancora associata più alle arti decorative e applicate che non alla pittura, alla scultura o all’installazione.

Bene questo è il mito che sfatiamo oggi. Infatti nella storia ‘non convenzionale’ dell’arte vi sono numerose donne artiste che hanno segnato la loro generazione.  Ci sono riuscite partecipando al dibattito artistico e cambiando notevolmente le correnti di cui hanno fatto parte.

Il fatto che non rientrino nella storia dell’arte o non siano esposte nei musei in maniera prevalente come per gli uomini non vuol dire che non siano mai esistite o che non abbiano realizzato opere che sono all’altezza dei colleghi maschi. Le donne nell’arte ci sono state!

Per i tempi antichi e il periodo medievale è naturalmente difficile risalire a figure di donne che non siano legate alle arti decorative. Ma questo non vuol dire che non possano essere considerate artiste le donne che si dedicavano alla decorazione dei manoscritti o ai lavori antichi di tappezzeria. I loro nomi non sono rimasti nella storia ma lo stesso si può dire degli uomini del tempo in fin dei conti.

 

Le donne nell’arte. Rinascimento e Barocco: Artemisia Gentileschi

Dopo il Rinascimento così come per gli uomini anche le prime figure femminili individuali cominciano ad emergere ed essere conosciute dai contemporanei.

La più famosa di queste artiste è di certo Artemisia Gentileschi. Figlia di Orazio Gentileschi, noto pittore romano a cavallo tra ‘500 e ‘600.

Artemisia Gentileschi, Autoriratto come suonatore di liuto, (particolare), 1615-1617
Artemisia Gentileschi, Autoriratto come suonatore di liuto, (particolare), 1615-1617

La sua opera è influenzata notevolmente da Caravaggio. Ma, al contrario dei pittori uomini a lei contemporanei Artemisia è in grado di andare oltre la lezione di Caravaggio. Infatti  è noto che la sua vicenda personale e la storia di violenza da parte di un amico del padre anche egli pittore l’hanno fatta diventare, attraverso le sue opere, una paladina della giustizia contro la violenza sulle donne.

Ogni sua opera è carica di rabbia, risentimento e forza espressiva. Al contrario di opere di pittori uomini dello stesso del periodo che risultano talvolta esercizi di luce e ombre.

Il talento di Artemisia l’ha portata ad essere la prima donna ad essere ammessa alla Accademia di Arte del disegno a Firenze. E anche a lavorare non solo in Italia per la famiglia dei Medici ma anche per re stranieri, come Carlo I d’Inghilterra.

 

Le donne nell’arte. Rinascimento e Barocco: Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Fede Galizia

Ma il fatto che lei sia stata la prima non vuol dire che successivamente anche altre artiste donne più o meno dello stesso periodo non abbiano avuto riconoscimenti. Ad esempio Sofonisba Anguissola, un’altra pittrice italiana che ha lavorato come ritrattista alla corte del re di Spagna Filippo II e che poi in Sicilia ha avuto rapporti persino con Van Dyck.

Sofonisba Anguissola, Autoritratto (particolare), 1556, Museo Lancut, Lancut
Sofonisba Anguissola, Autoritratto (particolare), 1556, Museo Lancut, Lancut

Oppure Lavinia Fontana che lavorò a lungo a Roma alla fine del cinquecento per il papa Gregorio XIII. O ancora in pieno barocco Fede Galizia, che è nota per le sue spettacolari nature morte.

 

Le donne nell’arte in Europa

Queste pittrici italiane hanno in realtà aperto la strada tra la fine del Cinquecento e  gli inizi del Seicento per una successiva generazione di pittrici donne. Queste per lo più ritrattiste, come le inglesi Mary Beale e Joan Carlile.

Tra l’altro May Beale è nota per essere stata una delle prime donne a scrivere un trattato sulla pittura. Ma anche per aver avuto allieve donne come Sarah Hoadley, le cui opere sono conservate alla National Gallery di Londra.   

Mary Beale, Autoritratto (particolare), 1675-1680 circa
Mary Beale, Autoritratto (particolare), 1675-1680 circa

Ma spostandosi di un secolo in Francia anche qui diverse artiste donne hanno partecipato alla vita culturale e artistica di Parigi. La mia preferita in assoluto per la sua storia personale e per le sue opere naturalmente è Elisabeth Vigée Le Brun. Nota per essere stata la pittrice di corte di Maria Antonietta durante la rivoluzione francese. In realtà è stata anche ritrattista di numerosissime nobili donne di tutta Europa durante il suo esilio da Parigi.

Le mie opere preferite sono i ritratti con la figlia. Si racconta che abbiano avuto a lungo un rapporto morboso che si è interrotto quando la figlia si è sposata contro la sua volontà portando alla definitiva separazione delle due. La maggior parte delle sue opere sono oggi conservate nelle più importanti collezioni pubbliche d’Europa tra cui il Louvre e la National Gallery.

Élisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto con tavolozza (particolare), 1872, National Gallery, Londra
Élisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto con tavolozza (particolare), 1872, National Gallery, Londra

Ma ciò che accomuna tutte queste donne nell’arte tra la fine del ‘500 in Italia e la fine del ‘700 in Francia attraverso tutta l’Europa è il ritratto. Le donne infatti potevano studiare nelle Accademie ma non erano ammesse alle lezioni di disegno di nudo dal vero quindi le loro specializzazioni erano sempre ritratto in posa di nobili, paesaggi e nature morte.

 

Le donne nell’arte. La Francia nell’Ottocento: Berthe Morisot

Con l’inizio dell’Ottocento qualcosa cambia in Europa. Le donne sono ormai ammesse regolarmente nelle Scuole e nelle Accademie. Certo il numero rimane ancora inferiore rispetto agli uomini, ma alcune di loro hanno anche la possibilità di esporre le loro opere vicino a quelle dei colleghi maschi.

L’artista di certo più conosciuta del periodo in Francia è Berthe Morisot, che può essere considerata la più interessante pittrice impressionista. Effettivamente pronipote di Fragonard, pittore protagonista indiscusso del rococò francese e anche moglie di Eugene Manet, fratello del pittore Edouard Manet.

Edouard Manet, Berthe Morisot con un mazzo di violette (particolare), 1872, Museo d'Orsay, Parigi
Edouard Manet, Berthe Morisot con un mazzo di violette (particolare), 1872, Museo d’Orsay, Parigi

Berthe Morisot, pur morendo giovane è a lungo amica di Renoir, Zola e Mallarmè al quale affida la figlia poco prima di morire. E le sue opere sono tuttora considerate fra le più importanti dell’impressionismo, tanto che alcuni passaggi in asta sono stati davvero fortunati.

 

Le donne nell’arte nel Novecento

Con l’invenzione della fotografia anche in questo campo in nazioni come ad esempio la Germania agli inizi del Novecento alcune donne diventano protagoniste.

In realtà con il passare del tempo a poco a poco la prevalenza di figure maschili nell’arte comincia a diminuire fino ad arrivare alle figure di donne nell’arte che abbiamo citato all’inizio e che sono ormai conosciute in tutto il mondo.

Se anche voi conoscete un’artista donna contemporanea o del passato che vi piace particolarmente scrivetemelo nei commenti oppure scrivete il nome dell’artista che non conoscevate e che avete scoperto oggi.

 

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