ArtantheCities
ART TRAVEL
& MORE
Follow me

Search

Dalì La persistenza della memoria

Dalì La persistenza della memoria è conservato oggi al MOMA di New York. Nella sua autobiografia Salvador Dalì, padre del surrealismo, racconta di come una sera stesse lavorando prima di cena ad un’opera di paesaggio con in lontananza delle montagne rocciose immerse nella luce del tramonto e un olivo dai rami tagliati. Un racconto che potrebbe risultare insignificante se non fosse accompagnato poi dalla spiegazione di cosa durante quella cena Dalì ha mangiato e di come questo abbia avuto degli effetti surreali sulla sua opera.

Il post di oggi è dedicato quindi a Salvador Dalì e alla sua opera La persistenza della memoria, frutto di una cena a base di formaggio Camembert.

 

Dalì e il metodo paranoico – critico

Grazie alla sua personalità eccentrica e anticonformista e alle sue opere simili a sogni immaginari Dalì è di certo ricordato nella storia dell’arte come il più noto artista del Surrealismo. Ha sperimentato però tutte le tecniche pittoriche prima di arrivare ad una sorta di realismo immaginario fondato sul metodo da lui definito paranoico – critico.

Studiando e usando le idee di Sigmund Freud sui concetti di sogno e follia Dalì ha prodotto delle immagini ossessive in cui la realtà che sembra descritta nel minimo dettaglio si trasforma con illusioni ottiche complesse in qualcosa di completamente diverso e intrigante.

L’elaborazione delle opere si divide in due fasi, quella iniziale consiste per l’artista nell’immergersi nei suoi stessi pensieri e vivere delle sue paranoie. La seconda invece, all’opposto, serve a elaborare queste sensazioni in maniera critica e razionale per arrivare a rappresentarle sulla tela in entrambe le forme creando delle immagini surreali fatte di illusioni.

 

Dalì La persistenza della memoria. L’opera

E in questo modo è stata realizzata anche l’opera La persistenza della memoria nel 1931 che a detta di Salvador Dalì è stata completata in sole due ore, subito dopo cena. E a seguito di una riflessione sul problema filosofico della morbidezza causato dal formaggio Camembert.

 

Gli orologi molli

In quest’opera Dalì porta sulla tela le sue fantasie e la sua visione della vita e del tempo. I protagonisti  sono gli orologi molli che la caratterizzano e che a causa della loro forma non appaiono più utili al loro scopo, quello di indicare il tempo. L’idea è quella di un tempo che viene ancora indicato dalle lancetta e quindi è leggibile ma che al tempo stesso è indeterminato, insignificante, irrazionale.

 

La testa che dorme

Uno degli orologi, al centro, è piegato su una testa che dorme. Alcuni pensano si tratti del profilo sinistro dello stesso Dalì rappresentato come se fosse una roccia. E non è la prima volta che questa forma appare nelle sue opere, si trova infatti anche nel Grande masturbatore e nell’Enigma del desiderio, entrambe di un paio di anni prima e che io ho avuto modo di vedere a Monaco. Inoltre, il viso è caratterizzato da lunghe ciglia e da folte sopracciglia che nella simbologia delle opere di Dalì rappresentano il carattere erotico delle figure.

 

Salvador Dalì, Il Grande masturbatore, 1929, Museo nacional centro de arte Reina Sofia

Salvador Dalì, Il Grande masturbatore, 1929, Museo nacional de arte Reina Sofia

Gli insetti

Un altro personaggio dell’opera, fatta di dettagli, sono gli insetti. Su uno degli orologi sulla sinistra si ritrovano infatti decine di formiche, simbolo di decomposizione e memento mori quindi messaggio di ricordo della morte. Si racconta che Dalì fosse fissato con gli insetti e con la loro rappresentazione perchè rimasto molto colpito da bambino nel trovare in una campagna della Catalogna, dove lui era nato, una lucertola morta mangiata appunto dalle formiche. Ma queste non sono le uniche infatti si trovano spesso anche le mosche, sempre con lo stesso significato.

 

L’albero di olivo

Un altro simbolo di decadimento è l’albero di olivo sulla sinistra di cui Dalì parla nel suo racconto autobiografico. L’olivo, tipico delle regioni della Spagna in cui lui cresce, è simbolo nella storia di pace e prosperità ma qui si trova spoglio senza frutti. Sembra apparentemente secco e morto e contribuisce a dare un’aria di desolazione.

 

Dalì La persistenza della memoria. Il dibattito

L’opera è stata studiata e analizzata da moltissimi critici e ancora oggi il dibattito è aperto. Il simbolismo degli elementi è forte e la divisione su due piani contrastanti la rende di certo magica. È come se guardando quest’opera percepissimo due mondi separati. Lo sfondo fatto di un paesaggio interminabile di montagne e mare reali anche se lontani. Il primo piano nella penombra vicino ma irrazionale e assurdo.

 

La forza delle opere di Dalì lo ha reso uno degli artisti più conosciuti e apprezzati al mondo. Tanto da essere rimasto famoso anche per la sua personalità e in particolare per i suoi baffi. Non so se avete avuto modo di vedere su Netflix una delle serie più popolari dello scorso anno La casa de Papel, io la sto guardando adesso e mi sta piacendo da morire.

Nella prima puntata della serie durante la messa in atto del furto che è il cuore della storia i ladri non indossano le tipiche maschere da film horror ma il volto di Dalì. Questo diventa insieme alle tute rosse il loro stesso volto e li accompagna nella loro storia.  

Dalì o lo si ama o lo si odia, io lo amo. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e quale è la vostra opera preferita o quella che avete visto ultimamente in un museo!

 

Carl Van Vechten, foto di Salvador Dalì, 1939 Library of Congress (pubblico dominio)

 

Ciao, se hai suggerimenti e consigli contattami sui social. Mi trovi sempre su Instagram, Facebook e Twitter. A presto!

Leave a Comment