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Gross Domestic Product | Visitiamolo insieme

Banksy e il suo negozio Gross Domestic Product (GDP) shop a Croydon, Londra. Il post di oggi è dedicato ad una mia esperienza di ieri sera che penso non dimenticherò facilmente. Appena uscita dall’ufficio infatti ho scoperto, grazie ad Instagram, dell’ultima opera messa in atto da Banksy. E senza pensarci due volte ho preso un treno e sono andata a Croydon, nella periferia di Londra, a dare un’occhiata. 

Gli unici indizi lasciati ieri pomeriggio da Banksy su questo shop installazione erano legati al luogo. E al fatto che si trattasse di uno showroom da poter visitare soltanto a porte chiuse. Quindi, nonostante la pioggia, mi sono data da fare e ho cercato di capire di cosa si trattasse. 


Arrivata nei pressi di una delle sedi della catene di palestre più popolare qui a Londra, la Puregym, ho capito di essere nel posto giusto. Banksy ha infatti realizzato, in occasione di Frieze, la fiera dell’arte contemporanea più popolare qui a Londra, un suo spazio tutto personale. Non si tratta di uno stand in fiera, ma piuttosto di un negozio chiuso al pubblico e chiamato da lui stesso Gross domestic production. Già dal titolo per chi conosce la cultura inglese l’ironia è abbastanza chiara. La frase fa infatti riferimento al PIL il prodotto interno lordo. 

Banksy e il suo negozio Gross Domestic Product. Come funziona

Banksy e il suo negozio Gross Domestic Product. Appena arrivati ci si mette in fila per poter dare un’occhiata all’interno delle vetrine di questo ipotetico negozio. Fa angolo in una delle stradine del quartiere. E immediatamente si rimane affascinati da cosa si può vedere all’interno. Come in un museo o in una galleria le opere vengono esposte con le relative didascalie. E con tutta una serie di oggetti di uso comune vengono trasformati. Ognuno con un proprio significato che ci fa riflettere su noi stessi e sulla nostra società. 

A quanto pare Banksy ha deciso di aprire questo negozio immaginario di oggetti per l’arredamento “impractical and offensive” non utili e offensive a seguito di una polemica sul copyright con un brand di Greetings card. Qui in UK infatti sono molto utilizzate le cartoline di auguri che in ogni occasione vengono acquistate un po’ da chiunque. L’artista ha quindi deciso di aprire il suo negozio indipendente dicendo: “Un’azienda di cartoline contesta il diritto d’autore sulla mia arte sta cercando di appropriarsi del mio nome per vendere finti gadget di Banksy illegalmente”. Ma lui non è d’accordo. E ha confermato che vuole che chiunque utilizzi e modifichi le sue opere, ma che non si appropri del suo nome. 

Le prime vetrine

La prima delle opere in vetrina mostra una cassa automatica, come quelle utilizzate in passato nei negozi di alimentari dalla quale nasce una cascata di tipici cestini della spesa  che raccontano la nostra vita di tutti i giorni. A questo si legano delle farfalle simbolo della natura che volano sulla stessa cassa. 

Si continua poi con un’opera altrettanto interessante dal titolo Baby Mobile. Questo lavoro fa molto riflettere, soprattutto dopo i recenti scandali e il dibattito sulle nuove tecnologie. Si tratta infatti di una culla che viene ripresa da una serie di telecamere a circuito chiuso. Un bambino dorme nella culla già sotto i riflettori appena nato. Il riferimento è ovviamente alle telecamere che ci circondano quotidianamente e di cui siamo spesso non siamo neanche consapevoli. 

Accanto a questa nella vetrina successiva è presente una serie di orologi in cui è raffigurato il classico topolino protagonista di diversi dei suoi graffiti. Ad ogni ora del giorno e della notte in tutti i fusi orari si partecipa alla rat race, la corsa del ratto di cui tutti noi siamo vittima. Nell’immaginario comune infatti corriamo ogni giorno per raggiungere la metro. Per essere i primi al bar per il caffè. O i primi ad ottenere una promozione a lavoro che ci permetterà di acquistare degli oggetti che entrano poi nel calcolo del prodotto interno lordo della nostra nazione.  

La vetrina principale

La vetrina principale dell’installazione è di certo la più forte anche in termini di messaggio che l’artista vuole trasmettere. Una grande stanza decadente, un po’ una camera degli orrori arredata con una serie di oggetti che fanno senza dubbio riflettere.

Al centro, a terra, si trova Tony the Tiger, il tigrotto della Kellogg’s sotto forma di tappeto, con i suoi denti cariati e la sua tazza e il cucchiaio dei cereali rovesciati sul pavimento.

Dietro di lui una serie di pulcini segue una bottiglia di plastica di un prodotto chimico, che ricorda una nota marca di detergenti molto pubblicizzata sulle nostre televisioni.
Al centro della sala un camino e un dipinto che raffigura un paesaggio, “modificato” dall’effetto degli aerei che lo sorvolano e che hanno ovviamente delle videocamere incorporate, come se si trattasse di un bombardamento aereo su un paesaggio dell’Ottocento. E non è la prima volta tra l’altro che Banksy interagisce con opere dell’Ottocento, come si può vedere in alcuni suoi lavori alla Bristol Art gallery.

La parete destra

Sulla destra della vetrina spiccano due elementi, l’opera the Goldfish in cui protagonista è un pesciolino che desidera uscire dalla propria boccia ma che rischia a causa di questo suo desiderio di morire. Un animale da compagnia ma che in realtà viene descritto come inerte. E poi una fantastica e divelta poltrona in cui sono presenti sopra due cuscini che ci suggeriscono in maniera molto ironica che la vita sia troppo breve per prendere consigli proprio da delle federe di cuscino. Una critica accesa verso la nostra abitudine di citare brevi frasi motivazionali per riempire le nostre giornate. 

Numerose sono le opere in questa sala degli orrori, e fra queste di certo spicca una delle opere di Banksy incorniciata da delle tende in metallo tenute insieme da delle catene, come se l’arte fosse intrappolata da cornici rigide e pesanti. Sicuramente una critica all’utilizzo del suo nome e della sua stessa arte senza autorizzazione. 

La parete sinistra

Infine, sulla sinistra un gruppo di oggetti e giochi da bambino completamente rivisitati nel loro significato e modo di presentarsi. Quello che mi ha attirata di più è Early Learning Counting set, letteralmente il set di gioco per imparare a contare, dove a dover essere contati sono gli esseri umani che riescono ad entrare tutti in una volta in un solo camion. Si tratta di personaggi da presepe di tutte le età e nazionalità, in fila che aspettano il proprio turno per trovare il loro posto nel mondo. 

Le ultime due vetrine

Nella vetrina successiva si cambia un po’ atmosfera. Si lascia la stanza degli orrori per ritrovare oggetti di uso comune completamente rivisitati. Si trova il giubbotto antiproiettile indossato dal celebre rapper britannico Stormzy durante il festival di Glastonbury bucato dai bossoli di proiettili come simbolo di un’Inghilterra ferita. Al di sotto del quale si trovano degli elmetti di poliziotti.

Accanto un’altra opera attira l’attenzione. Una lapide, con un epitaffio scritto come in un videogioco che recita “Adesso hai raggiunto la tua meta”. Come se la morte potesse essere paragonata al raggiungimento dell’ultimo livello di un gioco contemporaneo e quindi all’arrivo o vittoria dello stesso. 

Procedendo in fila, per me sotto la pioggia, si arriva alla rappresentazione massima della controcultura contemporanea con l’opera The Clutch bag, dove un oggetto di uso quotidiano viene completamente stravolto: la borsetta da donna. Banksy contrappone la sua opera alle attuali settimane della moda e al sistema del fashion e dell’arte contemporanea. Cerca attraverso la didascalia di fare ironia e sottolineare i principali vantaggi di questo oggetto: la borsa è utile per chi non ha molto da portare con sé, ma anche per chi ha la necessità di colpire qualcuno con un mattone. Nonostante io sia contraria alla violenza, chi non vorrebbe voluto averla con sé almeno una volta nella vita. 

E anche l’arte scappa dalle pareti in un’opera vicina in cui la cornice serpente abbandona quasi per magia il quadro e scappa dal muro. 

L’opera simbolo della installazione

Al centro di questa vetrina dello showroom si trova l’opera più rappresentativa dell’intera installazione. Un tappetino di benvenuto realizzato con parti di un giubbotto di salvataggio nero e arancione. I suoi fili vengono usati per scrivere Welcome e fanno da spalla alla tv 55 pollici che accoglie un bambino a braccia aperte e snatura la televisione che da oggetto di intrattenimento diventa una forma d’arte grazie al passaggio dell’artista.

Infine, Banksy non si limita a condannare un utilizzo approssimativo delle sue opere per fini commerciali ma con un’opera chiamata Banksquiat prende virtualmente le difese di un altro artista. Il writer e pittore statunitense Basquiat, morto a 28 anni a causa dell’AIDS e diventato icona della cultura artistica americana. 

L’ultima vetrina si ricollega a queste opere e raccoglie una serie di giubbotti di salvataggio utilizzati dai migranti soccorsi nel Mediterraneo.

Banksy Gross Domestic Product |SIl messaggio dell’opera

Banksy e il suo negozio Gross Domestic Product consiste in una denuncia della situazione attuale e della posizione politica e sociale delle nazioni europee. Tanto che l’artista ha dichiarato che il ricavato delle vendite online delle opere esposte in questa speciale galleria a porte chiuse verrà donato alle ONG per acquistare una nuova nave dopo il sequestro da parte delle autorità italiane di alcune di quelle utilizzate per salvare vite umane. 

Secondo me l’idea è geniale e l’artista non è nuovo a colpi di scena come questo. Anzi, potremmo dire che sono proprio questi a rendere ancora più interessanti i suoi lavori. E a contribuire alla diffusione mediatica della sua visione attuale e sincera della nostra società. 

Un’azione che fa riflettere su chi siamo, dove stiamo andando e quali sono i valori che vogliamo trasmettere alle generazioni future. In un contesto come quello della settimana di Frieze, in cui a volte perdiamo di vista il sincero interesse per l’arte. Arte come strumento di evoluzione dell’uomo e di crescita del singolo e della società. 

Però non tutti gli aspetti della fiera d’arte sono negativi, anzi al contrario questa è un ottimo spunto secondo me per scoprire le novità in ambito artistico. Ma di questo vi parlerò in un mio prossimo video e post.

Grazie e alla prossima!!

#libridarte

Banksy Wall and piece

Banksy. Wall and piece

La figura di Banksy rimane tuttora avvolta da un alone di mistero: sappiamo solo che è nato a Bristol, ma non ne conosciamo la vera identità.

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