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Visitiamo insieme la fiera d’arte internazionale a Londra

Oggi vi porto come sempre in giro con me, ma questa volta in fiera. Andiamo infatti a scoprire insieme una delle più importanti fiere d’arte internazionali Frieze Londra 2019.

Ogni anno ad ottobre migliaia tra artisti, galleristi, collezionisti e appassionati dell’arte si riuniscono a Londra per una settimana in occasione di Frieze.

In questa occasione Londra si riempie di eventi e le maggiori case d’asta organizzano le loro date più importanti. E sotto l’etichetta di Frieze non si parla solo di arte contemporanea ma anche di arte del ‘900, scultura e molto altro.

Qui si possono visitare centinaia di stand di gallerie d’arte che presentano i loro artisti, mettendo ovviamente in vendita le proprie opere. Ma Londra non è l’unica location della fiera. Ogni anno si svolge infatti anche a New York e dal febbraio del 2019 a Los Angeles.

Frieze. La storia della fiera

Il lancio di Frieze è avvenuto la prima volta nel 2003. Nasce da un’idea di Amanda Sharp and Matthew Slotover, già editori della rivista inglese dedicata all’arte contemporanea da cui prende il nome la fiera. E il legame con questa rivista è molto forte. Del resto il magazine, fondato nel 1991 a Londra è sempre stato molto attento alle avanguardie. Il primo ad esempio negli anni 90 ad invertistare Damien Hirst dedicandogli la copertina con una delle sue opere dedicate alle farfalle.

L’idea dei due editor di Frieze per la fiera negli anni 2000 era quella di riunire alcune fra le più note gallerie d’arte contemporanea. In uno spazio e una data fissi e ripetibili nel tempo. Lo scopo era quello di scoprire  gli artisti emergenti e stabilire in un certo senso le tendenze del mercato. E ad essere sinceri, l’idea ha funzionato e la fiera è cresciuta con il tempo.

Si è passati infatti da Frieze London a Frieze New York. E poi all’apertura nelle stesse date di Londra anche di Frieze Masterpieces non più dedicata al contemporaneo ma all’arte dalle origini al ‘900.

Frieze Masters – La preview

E quest’anno io ho avuto l’occasione di essere invitata la sera di mercoledì per la preview di questa sezione di Frieze. Questa ha sede all’interno di Regent’s Park a due passi da Camden.

Essendo su invito delle gallerie molti dei protagonisti della serata sono collezionisti. E per questa ragione si riescono a vedere i pezzi più belli  prima che vengano venduti. Frieze Masters prevede la presenza di circa 130 gallerie e si divide al suo interno in 3 categorie.

Una main section quindi una sezione generale in cui si trovano la maggior parte delle gallerie.

Collections, una sezione con due curatori che richiede la presenza di pezzi da collezione che hanno fatto la storia dell’arte nei secoli. Ad esempio alcune opere di arte antica giapponese o egiziana.

E infine Spotlight, concettualmente la mia sezione preferita. Si tratta di un corridoio di 30 gallerie che presentano una solo exhibition quindi uno stand dedicato ad un unico artista. Dal punto di vista commerciale forse l’opzione con il rischio più alto, ma dal punto di vista curatoriale una delle scelte espositive migliori.

Frieze Masters. Come orientarsi

La soluzione migliore per attraversare la fiera è di certo quella di utilizzare la mappa o digitale sulla app o cartacea. In ogni caso il rischio di perdersi all’inizio sembra alto. Ma poi in realtà fatti un paio di giri si individuano le gallerie che sono di maggiore interesse e i pezzi da non perdere.

Frieze Master. Le mie scoperte

Quest’anno per me ci sono state un paio di scoperte di cui non mi aspettavo. Prima fra tutte a livello generale ho capito che negli anni apprezzo sempre di più l’unione di opere d’arte moderna ad esempio del ‘600 e del ‘900. Un Bosch nei pressi di un Fontana, non mi dispiace affatto. Come ad esempio nello stand Gallery De Jonckheere di Ginevra.

Una scelta simile ma che consiste in una collaborazione fra due diverse gallerie nello stesso stand è quella fatta da Galleria Continua e Antichità Baccarelli Botticelli. Qui opere d’arte contemporanea di artisti come Michelangelo Pistoletto sono state esposte insieme a opere d’arte antica.

Inoltre ho notato che pur essendo in fiera apprezzo spesso gli stand di gallerie che portano più di un’opera dello stesso artista. Soprattutto quando trovano un legame a livello tematico. Quest’anno ad esempio molto interessante per me la scelta della galleria newyorkese Nahmad Contemporary. Questa ha portato diversi Mirò dello stesso periodo nel suo stand dedicando uno spazio apposito solo a queste opere.

Oppure un altro esempio fantastico e forse una delle gallerie che mi ha colpito di più è stata la Gallery Hyundai di Seoul con uno spazio dedicato interamente a Nam June Paik. Un artista statunitense di origini sudcoreane che oggi è considerato uno dei fondatori e pionieri del movimento della videoarte nel ‘900.

In tema invece di scoperte di opere d’arte o di nuovi artisti sinceramente ce ne sono state tante. E forse anche questo è per me il bello del girovagare fra gli spazi espositivi e chiacchierare con i galleristi. Prima fra tutte la scoperta di un taglio di Fontana pentagonale, che mai mi era capitato di vedere nè in museo nè in asta. Poi le  opere di Ivon Hitchens, che ho scoperto essere un artista inglese del primo ‘900 presente anche nella collezione della TATE a Londra.

La TATE e Frieze London 2019

E la TATE pur essendo un museo  è legata ad un’ altra delle mie scoperte di quest’anno. Ogni anno, infatti, in occasione di Frieze London, la Tate può selezionare alcuni lavori da acquisire per la propria collezione. Tutto questo grazie al supporto di una fondazione no profit chiamata Endeavor. Il budget è di 150.000£. E i lavori solitamente sono di artisti emergenti o di alcuni nomi noti del ‘900. Entrando a far parte della collezione ufficialmente vengono esposti in tutte e quattro le diverse sedi della TATE in Inghilterra. Quest’anno una delle acquisizioni è l’opera dell’artista donna croata Jagoda Buić. A me i suoi lavori piacciono moltissimo, probabilmente per l’utilizzo di materiali tessili e per le tecniche di lavorazione.

Frieze Talks

Ma Frieze Masters non è soltanto esposizione di opere negli stand ma anche un momento di discussione e dialogo artistico e di mercato. Per due tre giorni infatti grazie a Frieze Talks si incontrano alcuni dei protagonisti dell’arte contemporanea per chiacchierare e discutere. Quest’anno non mancavano nomi noti dell’arte contemporanea come l’artista Ai WeiWei o il critico e direttore della Serpentine Gallery di Londra Hans Ulrich Obrist.

Frieze Sculpture

E Frieze Masters non è neanche l’unico momento affascinante legato a Frieze e al mondo dell’arte moderna e contemporanea. Un’altra delle fantastiche iniziative, infatti, che sono nate negli ultimi anni in occasione della fiera è Frieze Sculpture. Con l’idea che l’arte contemporanea debba essere conosciuta e accessibile a chiunque ogni anno vengono scelte circa 20 opere d’arte dalle più importanti gallerie. Queste sculture sono scelte per essere esposte per tre mesi a Regent’s Park. Così da realizzare una delle più interessanti forme di arte pubblica in uno spazio urbano a Londra nella storia.

Quest’anno, per l’esposizione dal 3 luglio al 6 ottobre, la scelta era varia e davvero interessante. Quando sono andata quello che più mi ha colpito è stato il fatto che ci fossero così tante persone che tra passeggiate e picnic stavano condividendo lo spazio del parco con le opere d’arte.

Frieze Sculpture. Le opere più interessanti

La cosa più divertente è che le opere sono distribuite in un’area specifica. E attraverso una mappa che si può scaricare sul cellulare le si può scoprire come una vera caccia al tesoro. Ovviamente per me è stata un’occasione di gioco divertente ma anche interessante. Per ritrovare nomi noti come l’artista pop Robert Indiana con l’opera One Through Zero. Questa consiste in un cerchio di numeri da 0 a 9 di proporzioni gigantesche. Questi si innalzano come grandi pietre miliari e che a me hanno ricordato molto Stonehenge. Oppure Vik Muniz con la sua opera Mnemonic Vehicle del 2015. La riproposizione in scala esatta di una Jaguar del 1973 che riprende temi sempre presenti nelle sue opere come quello della memoria e del desiderio.

Però Frieze Sculpture è stata anche un’occasione per ritrovare artisti da poco scoperti. Huma Babba e le sue sculture Totem di cui vi avevo parlato nel mio video su Art Basel o Bill Woodrow con il suo lavoro Celloswarm del 2002 che consiste in uno strumento a corda interamente ricoperto da api dorate e che perde la sua funzione nel tempo e nello spazio non potendo più essere suonato.

Frieze Sculpture. Le scoperte

Ma in questa caccia alle opere devo dire che ho scoperto anche dei veri tesori, di artisti che non conoscevo. The Hatchling di Johanna Raikowska. La riproduzione in scala gigante di un uovo di merlo, il più comune uccello in Inghilterra protagonista anche di una canzone dei Beatles. Oppure la Tudor Ball di Lars Fisk. Una tipica architettura inglese viene completamente riscalata e riconcepita per sembrare una Pokeball in cui viene catturato tutto lo spirito dell’Inghilterra. O infine, un’opera che ho amato per la relazione con il visitatore e il tema principale: Bridges di Ivan Argote. Dove siamo invitati ad attraversare e calpestare l’opera come se fosse un ponte metaforico in cui l’artista ha lasciato un messaggio da scoprire.

E se vuoi approfondire, ti consiglio già di dare un’occhiata al mio canale su YouTube. Qui potrai trovare alcuni video sul sistema e il mercato dell’arte ma anche viaggi e consigli per amanti dell’arte.

Grazie e alla prossima!

 

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