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Il 3 maggio 1808 di Goya. Questa stupenda opera del 1814 è conservata al Museo Prado di Madrid. E racconta del destino crudele di un gruppo di civili. Civili che si erano ribellati contro l’esercito francese durante la guerra di occupazione in Spagna tra il 1808 e il 1814.

Ma quali sono le nostre più profonde paure? Cosa ci spaventa così tanto da terrorizzarci? Per me è la mancanza di libertà, di poter scegliere, e di dover combattere per tutto ciò solo attraverso la ribellione e la guerra. E un grande artista è riuscito a rappresentare questa paura nella storia: Francisco Goya. Io sono Clelia e oggi scopriamo l’opera più rivoluzionaria della storia dell’arte: il 3 maggio 1808

Quali sono le nostre più profonde paure? Cosa ci spaventa così tanto da terrorizzarci? Per me è la mancanza di libertà, di poter scegliere, e di dover combattere per tutto ciò solo attraverso la ribellione e la guerra. E un grande artista è riuscito a rappresentare questa paura nella storia: Francisco Goya. Io sono Clelia e oggi scopriamo l’opera più rivoluzionaria della storia dell’arte: il 3 maggio 1808

Chi è l’artista de il 3 maggio 1808?

Francisco Goya nasce in Spagna. É figlio di un fiorista di Saragozza e diventa apprendista a 14 anni. Così si trasferisce a Madrid. Qui disegna cartoni per arazzi reali e inizia a guadagnarsi da vivere come ritrattista, diventando pittore alla corte nel 1789. Non solo pittore ma anche incisore e una delle figure di spicco del movimento romantico. Crea quindi ritratti per l’aristocrazia e incisioni straordinarie.

Francisco Goya nasce in Spagna. É figlio di un fiorista di Saragozza e diventa apprendista a 14 anni. Così si trasferisce a Madrid. Qui disegna cartoni per arazzi reali e inizia a guadagnarsi da vivere come ritrattista, diventando pittore alla corte nel 1789. Non solo pittore ma anche incisore e una delle figure di spicco del movimento romantico. Crea quindi ritratti per l’aristocrazia e incisioni straordinarie.

Il 2 maggio 1808 descrizione

Il primo dipinto prende il titolo dal primo giorno di insurrezioni e mostra una folla nella zona di Puerta del Sol a Madrid. La folla attacca i Mamelucchi, la cavalleria turca nella Guardia Imperiale francese di Napoleone. La notizia che i membri più giovani della famiglia reale sono portati in Francia spinge le persone per le strade e il dipinto di Goya mostra le scene del caos appena scoppiato. 

Il giorno seguente l’esercito francese raduna e uccide i ribelli come nell’opera di cui parliamo oggi Il 3 maggio 1808. E Goya nel suo capolavoro conservato al Prado ci racconta del destino crudele di questo gruppo di civili.

Il 3 maggio 1808 Analisi

L’opera mostra una brutale esecuzione su una collina, in una campagna spoglia fuori città. La città è scura e sullo sfondo. Sembra quasi spettrale. E i suoi palazzi sembrano fortezze che si alzano nel cielo della notte. Il nero intenso, senza stelle o al chiaro di luna, riempie quasi un terzo della composizione e intensifica la sensazione da incubo della scena.

In primo piano sulla sinistra, un uomo indifeso si inginocchia davanti a dei militari che lo minacciano con i loro fucili. La sua camicia è bianca e brillante e riflette l’unica luce della scena. Quella della lanterna per terra. L’uomo ha le braccia aperte nella posa simbolica di Cristo crocifisso. Un gesto potente e tragico. E affronta da solo questo muro di uomini contro di lui con le uniformi e le pistole.

Un episodio reale che rimarrà nella storia della Spagna. E al quale seguiranno rivolte a livello nazionale e guerriglia. In questo dipinto, Goya non solo ha creato un tributo al coraggio dei ribelli spagnoli. Ma ha anche creato un’immagine rivoluzionaria dell’effetto della guerra. I soldati sono pronti a svolgere il loro compito. Hanno la testa bassa. Ma il terrore sui volti di coloro che stanno per essere uccisi e i loro gesti indifesi, sono raffigurati in maniera triste e straziante. 

La differenza tra Romanticismo e Neoclassicismo

A differenza di altri pittori contemporanei, come Jacques-Louis David, Goya non ha cercato di glorificare la guerra in questo dipinto. Questa è un’immagine scioccante di un atto di atrocità e una condanna alla disumanità della guerra.  

Ma come racconta la storia Goya dal  suo punto di vista? Facciamo un passo indietro. In questo periodo due sono i grandi movimenti dell’arte. Da una parte c’è la costruzione dell’opera attraverso la linea per il Neoclassicismo con artisti come David. E dall’altra,  l’utilizzo estremo del colore per il Romanticismo con Delacroix. E Goya è un Romantico, nel senso artistico del termine. Il tema principale delle opere di questo periodo sono le emozioni. Gli artisti romantici si allontanano dai concetti di logico e razionale, e esprimono i sentimenti che prima venivano lasciati da parte. Il movimento, il colore e il dramma diventano il centro delle loro opere. E Il loro è un universo di emozioni estreme: orrore e violenza.

Goya non è un tipo tranquillo, al contrario ammira i grandi dipinti di altri artisti spagnoli come Velázquez e sviluppa un suo stile innovativo. Nei suoi ritratti il carattere dei personaggi viene messo molto in risalto, anche rischiando di offendere a volte.  E il suo spirito ironico non manca anche ne il 3 di maggio 1808. Prende un’opera di un suo contemporaneo già famosa: Il Giuramento degli Orazi di David del 1784 e ne ripropone la composizione in uno stile completamente diverso. Le braccia dei tre fratelli nell’opera di David pronti a combattere per Roma diventano le armi dei soldati francesi e le braccia alzate del padre diventano quelle dell’uomo ribelle pronto per il suo destino. 

La composizione dell’opera di Goya aumenta il senso di terrore. Ordinati in diagonale a destra, i soldati formano una barriera impenetrabile. Di fronte a loro, c’è l’eroica figura centrale e i suoi compatrioti che sono in ginocchio. E una lunga fila di condannati che verranno giustiziati subito dopo. 

I colori di Goya sono tenui e cupi, molto caldi. Ci sono macchie di ombre e i dettagli non sono precisi. L’attenzione è sull’uomo con la camicia bianca e su quello che sta per succedergli. Un momento che diventa inevitabile, purtroppo.

Il 3 maggio 1808 di Goya. I dettagli dell’opera

Il martirio

Il punto focale del dipinto è l’uomo inginocchiato che sta per essere colpito, tendendo le braccia in una posa che ricorda la crocifissione di Cristo. C’è anche una ferita simile alle stigmate di Cristo sulla sua mano destra. Non solo si pone come se fosse una sorta di crocifissione ma indossa anche i colori giallo e bianco che sono simbolo del Papa. La  sua camicia bianca e i pantaloni chiari sembrano emettere luce. In realtà riflettono quella della lanterna per terra di fronte a lui. Goya lo ha reso più grande di quanto sarebbe stato nella realtà per dare un effetto drammatico alla scena. Alcuni studiosi infatti hanno calcolato che se  si fosse alzato in piedi, sarebbe stato molto più alto e massiccio dei soldati francesi.

La lanterna

Il cielo è buio pesto, quindi l’unica fonte di luce nel dipinto è l’enorme lanterna per terra di fronte ai soldati. Illumina i condannati come se fossero su un palcoscenico e segna una chiara linea di separazione tra i militari e gli uomini che devono essere giustiziati. Nella iconografia classica della storia dell’arte ad esempio in Caravaggio la luce è sempre stata usata come simbolo di Dio e delle azioni miracolose. In questo caso purtroppo neanche un miracolo può aiutare questi uomini. 

Il monaco

Sulla sinistra, fra i ribelli che stanno per essere giustiziati c’è anche un monaco. Sta stringendo le mani per la sua ultima preghiera. 

Potrebbe essere stato incluso come riferimento obliquo all’inquisizione spagnola o alla tradizione nell’arte cristiana di raffigurare i martiri. Richiama l’attenzione sulla natura brutale e casuale di queste esecuzioni. Nessuno infatti è risparmiato.

I corpi dei giustiziati

In primo piano sulla sinistra ci sono due uomini che sono appena stati colpiti, uno sembra nudo. Le braccia di questo cadavere sono nella stessa posizione della figura centrale. Come se Goya volesse farci capire in anticipo che presto anche la figura centrale sarà per terra nella stessa identica posizione di chi è già morto.

I soldati francesi

I soldati francesi sono schierati tutti nella stessa posizione. E sono così vicini che si sono fusi in un gruppo e hanno perso ognuno la sua identità individuale. I loro volti sono in ombra e sono nascosti dai loro cappelli. La ripetizione di forme fatte da cappelli, cappotti, fondine e spade sottolinea la loro brutalità. Tutti identici come se Goya li volesse far diventare delle macchine non più degli esseri umani. 

Il paesaggio sullo sfondo

La città e il campanile si vedono sullo sfondo ed emergono contro il cielo nero della notte. Le esecuzioni hanno avuto luogo vicino alla caserma francese fuori dalla città di Madrid. Ma nessuno degli edifici del dipinto può essere identificato con certezza. Goya potrebbe averli immaginati, per creare uno sfondo sinistro e non essersi ispirato alla realtà per la loro rappresentazione. 

I condannati sullo sfondo

I condannati che si raggruppano dietro la figura centrale sembrano terrorizzati. Tutti hanno espressioni diverse, sottolineando il modo in cui ogni essere umano affronta la propria paura. Alcuni si coprono gli occhi, ma uno fissa con aria di sfida i suoi esecutori. Gli abiti non sono particolati e sembrano quasi fondersi tra di loro nel buio. 

La fila di condannati 

Sulla destra una fila incredibilmente lunga di condannati. Ce ne sono così tanti che arrivano quasi fino alla città su per la collina. La loro disperazione è chiara in alcuni dei loro volti e nei loro gesti.

La tecnica di realizzazione

Come mai Goya ambienta tutta la scena di notte? Cosa ci vuole dimostrare? Nella vita reale, le esecuzioni si sono svolte durante il giorno. Ma Goya ambienta la scena di notte e utilizza una tavolozza dominata da colori marroni, neri e grigi per creare un’atmosfera da incubo. Mentre molti dei suoi contemporanei puntano a ottenere un effetto lucido nei loro dipinti, prestando grande attenzione ad ogni dettaglio, Goya dipinge senza creare dettagli. Usa pennellate molto movimentate e modifica la pittura con una spatola o anche con le dita, per creare uno stile più espressivo. Nei dettagli del viso dell’uomo che sta per essere giustiziato e nella camicia ad esempio sono chiari l’uso del colore per dare l’effetto drammatico e delle mani per modellare la pittura. 

Il 3 maggio 1808 Dimensioni

Per Goya appena finite le due opere grandi 2 metri e mezzo per 3 metri e mezzo ciascuna nasce un problema: purtroppo al re questi due quadri non piacciono! Per diverse ragioni. Numero uno, Goya è una delle figure più importanti del movimento romantico mentre il re Ferdinando preferisce di gran lunga le opere in stile neoclassico. 

Poi bisogna considerare che il re è tornato al trono da poco e non è entusiasta di nessuna delle opere che ricordano i giorni in cui la sua autorità era stata messa in discussione dal nemico, anche se il popolo si era in un certo senso ribellato per lui. 

Il 3 maggio 1808 Storia della collezione

Cosa succede quindi ai due quadri? Vengono conservati nel museo del Prado senza essere mostrati per quasi 40 anni. Ma rimangono di proprietà della monarchia. In una sola occasione lasciano il museo e l’evento si rivela un mezzo disastro. Mentre vengono sposate da Madrid a Siviglia durante la Guerra civile spagnola le due opere finiscono in un incidente stradale che le danneggia parzialmente. Solo grazie ad un restauro del 2008 giusto in tempo per il loro bicentenario tornano in perfetta forma. 

Nonostante il 2 e il 3 maggio non vengano apprezzate immediatamente, mentre Goya è un pittore di corte realizza prima una serie di inquietanti incisioni satiriche chiamate I capricci, inclusa la più famosa: Il sonno della ragione genera mostri. E poi la sua altra grande serie di stampe, I disastri della guerra, pubblicata dopo la sua morte. Molto vicino al 2 e 3 maggio questa descrive le atrocità su entrambi i fronti della guerra durante l’occupazione francese. 

Il 3 maggio 1808 Curiosità

Se sei arrivato fin qui benvenuto nel #ARTECLUB per tutti gli appassionati d’arte che hanno voglia di scoprire qualcosa in più sull’opera o l’artista del giorno.

Quando finalmente il 3 maggio 1808 viene riscoperto diventa una fonte di ispirazione per molti artisti. Sia Manet che Picasso ne dipingo una loro versione dichiaratamente ispirate a Goya. Manet nel 1869 la intitola L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano sulla fucilazione dell’imperatore Massimiliano d’Austria in Messico nel 1867. Manet prende ispirazione da Goya nella disposizione dei personaggi: a destra i soldati con i fucili e a sinistra invece il giustiziato. Ma anche nei vestiti  per la camicia bianca del protagonista e nel paesaggio sullo sfondo. La grande differenza sta nell’ambientazione di giorno e non di notte e nel fatto che ci siano molti meno personaggi. Manet ha sicuramente visto il 3 maggio di Goya durante il suo viaggio in Spagna del 1865, probabilmente proprio al Prado.

Nel 1951 invece un altro grande artista spagnolo Picasso trasforma l’opera di Goya nel Massacro di Corea, dipinto come una protesta contro l’intervento degli Stati Uniti in Corea. Anche in questo caso la scena della fucilazione si divide in due parti. In questo caso però l’ingiustizia non risparmia davvero nessuno e ad essere fucilati sono donne e bambini nudi. In contrapposizione a loro ci sono un gruppo di soldati nelle loro divise. 

Il 3 maggio 1808 di Goya rimane ancora oggi uno dei dipinti più famosi sulle atrocità della guerra. E se questo post ti è piaciuto ti consiglio inoltre di dare un’occhiata al mio post sul Romanticismo nell’arte oppure a quello sulle 20 opere che hanno fatto la storia degli ultimi 20 anni. 

Copertina: Francisco Goya, Il 3 maggio 1808, 1814, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

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