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Come analizzare un’opera d’arte? Una delle frasi che capita di sentire più spesso o che potremmo noi stessi aver pensato quando ci siamo avvicinati per la prima volta ad un’opera o un artista che non conoscevamo è “Lo potevo fare anche io…” oppure “Ma questa è arte…”. Inutile negarlo, capita più spesso con l’arte contemporanea, ma può accadere anche con arte del passato che nonostante il passare del tempo e la storicizzazione ci fa ancora interrogare sul come mai sia stata realizzata, in che contesto e perchè mai.

Io sono Clelia e oggi scopriamo quali domande mi pongo quando mi trovo davanti un’opera per la prima volta e come cerco di superare quell’impatto iniziale con la mente aperta e un po’ di curiosità. E se anche tu come me sei appassionato di arte, viaggi e mercato ti consiglio di are un’occhiata al mio canale Youtube per non perdere i prossimi video. 

Da dove nascono queste domande?

Il mio modo di approcciarmi all’arte si è sviluppato nel tempo, attraverso i viaggi, lo studio della storia dell’arte, le esperienze lavorative e ovviamente le visite a mostre e musei. Una però delle cose che mi ha segnato di più è stato lo studio della Fenomenologia delle arti in aula ma anche in particolare in giro per i musei di Milano con il mio professore. E queste 20 domande di cui vi parlo oggi sono proprio quelle che lui stesso ci ha insegnato a porci durante queste visite e che trovate nel suo testo “La sintesi spontanea”. Ecco il link al libro.

Questo sistema di analisi secondo me si basa su due concetti fondamentali: il primo è quello che l’analisi di un’opera può essere fatta su più livelli non solo in base alla natura dell’opera, ma anche alle nostre conoscenze pregresse. 

E il secondo concetto invece è quello che il nostro modo di affrontare il mondo è basato su un pregiudizio cognitivo ed intellettuale. Prima ci liberiamo da questo pregiudizio, prima arriveremo all’apertura mentale necessaria. 

Infine, forse esiste anche un terzo concetto che è quello dell’esercizio dell’analisi. Queste domande di cui sto per raccontarvi sono semplici, possono essere fatte nostre facilmente perchè sono delle piccole curiosità spontanee, ma richiedono uno sforzo iniziale.

Un po’ come l’attività fisica. Allenandoci 3 o 5 volte a settimana saremo più in forma e più abituati all’esercizio rispetto all’allenarsi solo una volta al mese. Quindi prendiamo queste domande e cerchiamo di farle nostre ogni volta che affrontiamo una nuova opera. 

Come analizzare un’opera d’arte? Le 4 caratteristiche

Nel libro dal quale ho tratto questo insegnamento vengono evidenziate quattro caratteristiche che ci devono accompagnare in questa scoperta:

  • la curiosità, descritta come un carburante o istinto guida
  • l’umiltà che ci permette di relazionarci al mondo in maniera aperta
  • l’incertezza che ci permette di dubitare e metterci in gioco e infine
  • il coraggio che ci permette di affrontare l’incertezza. 

Come analizzare un’opera d’arte? Le prime 10 domande

L’importanza dei materiali e delle tecniche

Detto questo iniziamo. La prima domanda da porsi è: cosa ci viene presentato? Cosa abbiamo davanti? Si tratta forse di una foto, una tela, una scultura, una performance…Cosa è? 

Una volta individuata la tipologia di opera, ci dobbiamo chiedere che materiale è stato usato per realizzarla? Proviamo prima ad indovinarlo, se si tratta di un’opera pittorica è un acquarello, un disegno o una pittura. Se è una pittura si tratta di un olio o di una tempera? 

Se non conosciamo le diverse tecniche, non fa niente ci viene incontro la prossima domanda: come e perché viene utilizzato questo materiale? Ci sono opere in cui il materiale è fondamentale e mi ricordo perfettamente che in mostra con la classe è toccato a me rispondere a questa domanda davanti un’opera di arte povera che ha un forte legame con i materiali. Si tratta della scultura che mangia l’insalata di Anselmo. Perchè viene utilizzato questo materiale? Un cespo di lattuga che con il tempo deperisce e al suo opposto il granito, un materiale stabile e duraturo nel tempo. Il modificarsi con il tempo di un materiale, l’insalata provoca il modificarsi del granito perchè uno dei due blocchi, il più piccolo quadrato, scivolerà via e finirà per cadere ai piedi della scultura. 

Con questo esempio vi ho anche raccontato involontariamente della prossima domanda che è: quale è la storia del materiale? Nel caso del granito dà questa idea di stabilità, lo riconosciamo come un materiale solido usato per lo più in architettura. Nel caso dell’insalata, la troviamo di solito nei nostri piatti per essere consumata. 

Passiamo alla quinta domanda: Quali sono le caratteristiche fisiche dell’opera? Che forma ha? Di che colore è? Bidimensionale o tridimensionale? Emette dei suoni? Descrivere la caratteristica fisica vi fa avvicinare alla realtà dell’oggetto, ve ne fa capire la natura. E nelle grandi opere d’arte il materiale è raramento scelto a caso, al contrario le sue proprietà fisiche sono fondamentali. Un esempio è la casa di pane di Urs Fischer in mostra alla Triennale di Milano l’anno dell’Expo.

Lo spazio percettivo e le domande sul linguaggio

Poi la prossima: quali sono le dimensioni, Il peso e le misure di ciò che vediamo? Un’opera realizzata con materiali leggeri darà l’idea appunto di leggerezza mentre all’opposto un’opera realizzata con materiali pesanti ci darà un’idea di stabilità e fermezza. 

Adesso che abbiamo capito cosa abbiamo davanti, proviamo a capire lo spazio che occupa. Come, dove e perché si trova nel nostro spazio percettivo? Ci sono opere che giocano specificatamente sulla percezione dello spazio come quelle dell’artista austriaco Erwin Wurm. Però la stessa domanda può anche valere per opere più tradizionali come un ritratto oggi conservato alla National Gallery. In base alle dimensioni e alla spazio che occupa possiamo cominciare ad immaginare quale messaggio porta con sè. 

E arriviamo così alla domanda: quale è la sua collocazione culturale e storica? Cioè se ha queste caratteristiche fisiche quale potrebbero essere le motivazioni storiche e culturali che hanno spinto l’artista a realizzarla? Lo scopriremo dopo poco quando ascolteremo l’audioguida della mostra o leggeremo il catalogo ma in quel momento ci interessa giocare, esercitarci e cercare di capirlo da soli. 

Poi chiediamoci quali linguaggi riconosciamo? Lo stesso tema, la figura umana può essere affrontato attraverso differenti linguaggi: un ritratto realistico di nobili dell’Ottocento, un santo spagnolo del seicento o un ritratto allo specchio come quelli di Pistoletto. 

E adesso arriviamo all’ultima domanda del gruppo di quelle che richiedono solo un nostro sforzo personale ed è Quali sensazioni suscita in me l’uso di questo materiale o di questa tecnica? Due esempi con due artisti di cui ho parlato diverse volte sul canale. La Cappella Sistina del 1993 di Nam June Paik che si esprime attraverso la tecnologia e lancia un messaggio di sperimentazione grazie ai materiali. E poi Eliasson che ci ricostruisce all’esterno della Tate una cascata e ci racconta della natura e del nostro rapporto con il pianeta. Solo attraverso l’acqua, il suo rumore e l’idea che suscita in noi.

Come analizzare un’opera d’arte? Le 4 domande legate all’artista e al contesto

Adesso siamo arrivati a metà del percorso e dobbiamo andare oltre le sensazioni e cominciare a usare la nostra curiosità per scoprirne di più. L’undicesima domanda quindi è: Chi ha realizzato l’opera e quale è la sua provenienza culturale e geografica? Qui ci vengono d’aiuto appunto i materiali in mostra.

Abbiamo scoperto un po’ di più sull’autore adesso passiamo all’opera: ha un titolo? le è stato dato un nome? Se lo ha come mai è stato scelto. Forse ha un riferimento preciso come la descrizione di quello che accade nell’opera, ad esempio il Pranzo dei canottieri di Renoir o Massachusetts Chandelier di Pipilotti Rist. Oppure al contrario se un titolo non lo ha, come mai non le è stato dato?  

Adesso scopriamo un po’ di più di quello che ci viene suggerito dai curatori della mostra. La prossima domanda è: ci sono scritti o didascalie? E quali informazioni ci danno? Scoprirete con il tempo che sarà quasi una conquista aver individuato una tecnica, un periodo o un artista senza neanche leggere la didascalia. Oppure come è divertente scambiare a volte un Braque per un Picasso al Pompidou o non riconoscere del tutto un Mondrian dei primi anni.

Concludiamo questo secondo livello di lettura più storico con l’ultima domanda che è: quali sono gli elementi legati alla tradizione? Una domanda vasta. Può essere la tradizione dell’artista, la tradizione del periodo, del Paese geografico ma sono certa riconoscerete qualcosa. Un esempio di cui abbiamo parlato è TV Buddha. 

Come analizzare un’opera d’arte? Le domande finali e aperte

Adesso passiamo all’ultima fase di domande, più personali e per le quali a maggior ragione non esiste una risposta giusta o sbagliata. Ognuna di loro però ci mette in gioco e ci richiede quella curiosità, umiltà, incertezza e coraggio di cui parlavamo prima. Eccole di seguito:

15. Quest’opera reinterpreta in maniera originale qualcosa che conosco già?

16. Quale grado di mistero ha quest’immagine per me?

17. Quale grado di fantasia e creatività possiede secondo me?

18. Questa immagine mi ha aiutato a vedere le cose da un altro punto di vista?

E poi  il gusto personale 19. Mi piace quello che vedo?  E infine 20. Desidero rivederla?

Queste ultime sei domande sono davvero aperte. E in generale vi invito ad esercitarvi e a metterle in pratica tutte o in parte con mente aperta la prossima volta che entrerete in contatto con un’opera. Si tratta in ogni caso solo di un mio racconto, di un mio modo che ormai è naturale di vedere le opere non di una ricetta per l’interpretazione perfetta. Fatemi sapere però su Instagram o Youtube se vi è mai capitato di farvi alcune di queste domande o se le userete in futuro. 

E se vuoi scoprire qualcosa in più sulla lettura delle opere d’arte ti consiglio il mio articolo sugli elementi di un’opera d’arte o semplicemente una delle letture dei capolavori dell’arte che trovi fra le playlist del canale. 

Grazie e alla prossima! 


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