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I FALSI nella storia dell’arte? Ti racconto una storia. È il 1974 e il Cleveland Art Museum ha appena acquistato per ben un milione di dollari un dipinto attribuito ad uno dei più importanti pittori tedeschi del Rinascimento: Matthias Grünewald. Un’opera che è passata di mano in mano da diverse collezioni private e ha anche subito un restauro. Un’opera che rimane ammirata dai visitatori per anni al museo fin quando fa scattare qualcosa in un critico d’arte che ne mette in dubbio l’autenticità. Diventa uno dei casi di falso più famosi nella storia del Novecento e l’inizio della riconsiderazione del tema fra critici curatori e professionisti museali. 

Naturalmente il caso del museo di Cleveland degli anni Settanta è allarmante, come lo sono stati nel tempo molte attribuzioni di opere a grandi maestri che in realtà non le hanno neanche mai viste. C’è però da fare una distinzione quando parliamo di falsi tra attribuzioni sbagliate di un’opera e vere e proprie imitazioni contemporanee create e vendute con l’idea di speculare. 

La legge della domanda e dell’offerta

Partiamo immediatamente da un concetto elementare di mercato. Come in ogni altra attività commerciale, la truffa dell’arte si basa sulla legge della domanda e dell’offerta. La crescente domanda da parte di collezionisti e musei di quadri di noti maestri può portare a una “carenza di opere” sul mercato. I dipinti interessanti diventano nel tempo relativamente rari e i prezzi elevati rendono allettante per un truffatore entrare nel mercato per soddisfare la domanda.

I FALSI nella storia dell’arte. La truffa non è un fenomeno moderno

Va da sé che la truffa nel mondo dell’arte non è un fenomeno moderno. È evidente, però, che il problema è cresciuto negli ultimi cent’anni. Di anno in anno infatti un alto numero di opere è stato messo in vendita sotto attribuzioni ingannevoli. Il rischio di acquistare opere non originali è un problema ovviamente per chi compra, poiché rischia di pagare a caro prezzo lavori privi di valore. Ma le contraffazioni sono problematiche anche per i mercanti d’arte che rischiano sostanziali richieste di risarcimento da parte dei clienti arrabbiati. Quindi per prevenire il problema i galleristi d’arte seri fanno di tutto per evitare di comprare e vendere opere d’arte dubbie e si aiutano grazie alla ricerca e all’autenticazione. 

Fingiamoci un artista per oggi

Ma facciamo finta che io sia un artista d’accademia e voglia esercitarmi nel ricreare la Mona Lisa di Leonardo. Posso essere definito un falsario? Ovviamente no quindi cerchiamo di capire insieme dove sta la differenza. La contraffazione può essere definita come la fabbricazione con un intento fraudolento ai fini della vendita  di un’opera d’arte nello stile di un noto artista. È essenziale quindi che l’intento sia disonesto. Infatti è legale fare copie per uso privato o dipingere nello stile di un pittore noto. Mentre il quadro viene trasformato in un falso solo quando deliberatamente presentato – e messo in vendita – come originale. Quello è illegale.

Quando una firma inganna o risolve

Ci sono poi situazioni nella storia dell’arte che fanno sorridere e riflettere. Per esempio anche in altri video vi ho raccontato che a volte chiunque potrebbe avere difficoltà nel riconoscere un Braque da un Picasso, se non fosse per la firma sulle loro opere. Oppure a proposito di firma un caso famoso è quello del pittore francese Maurice de Vlaminck che decide per esercitazione e diletto di creare un’opera nello stile di Cézanne, che anni dopo a causa di una firma forgiata da un mercante arriva fino a Cézanne che addirittura lo riconosce e lo autentica come proprio.

E così potremmo parlare delle influenze di artisti come Manet sui primi lavori di Monet oppure della storia del Michelangelo che imita una scultura di Cupido e la vende a un mercante che la modifica leggermente e la rivende come statura romana. I casi sono molti ma di certo vanno fatte delle distinzioni. 

 3 categorie differenti di falso in arte

Ci sono infatti almeno 3 categorie differenti di falso in arte

La copia di un originale

Il primo è la copia di un originale. Se l’originale può essere identificato, il falso sarà relativamente facile da scoprire. Si dovrebbe tenere presente, tuttavia, che l’artista potrebbe aver prodotto repliche, cioè più di una versione della stessa opera. La Mona Lisa di Leonardo per esempio è stata riprodotta in mille diverse forme, più o meno simili all’originale e dopo il furto del 1911 in realtà in America ne sono state trovate diverse copie che erano state vendute anche a grandi collezionisti raccontando loro che quella tornata al Louvre era solo una copia e che invece l’originale era proprio quella nelle loro mani. Mentre alcune persone possono essere state ingannate da una frode del genere, in genere, ovviamente  falsi così palesi di questo tipo trovano un mercato davvero limitato.

Il Pastiche

Ci sono poi quelle che in linguaggio tecnico artistico o letterario vengono chiamate pastiche. In questi casi elementi di due o più opere vengono messi insieme in un nuovo lavoro. Questo genere di falsi ovviamente è più difficile da scoprire perché gli originali possono essere più difficilmente riconosciuti. 

Uno dei falsari del Novecento più famosi in questa categoria è Han van Meegeren, un artista olandese geniale dal punto di vista della contraffazione. La caratteristica dei suoi falsi è sempre stata quella di ideare delle opere del tutto nuove, non ha mai fatto una copia di originali ma ha sempre creato nello stile di Vermeer mettendo insieme diversi elementi delle sue opere, nel suo stile e addirittura con i materiali sia pigmenti di colore che tele del suo tempo.  Questo lo ha reso ovviamente uno dei falsari più famosi ma anche più pericolosi di sempre. 

Le composizioni indipendenti eseguite nello stile dei Maestri

La terza categoria è quella delle composizioni indipendenti eseguite nello stile dei Maestri, ma senza dei prestiti diciamo diretti. Il problema più forte di questa categoria è che spesso si tratta di opere che sono state create dai pupilli dei grandi maestri o dalle loro Scuole. Quindi in alcuni casi è più un problema di attribuzione successiva che di vera e propria contraffazione, tranne che siano stati spacciati fin dai primi tempi come originali del Maestro. 

La contraffazione della firma

In molti casi ciò che dovrebbe prevenire l’attribuzione sbagliata di un’opera è se ci pensiamo la firma, ma anche quella può essere contraffatta. Ad esempio si racconta di un’opera, un paesaggio di Lucien Pissarro, figlio dell’impressionista Camille Pissarro, che per anni è stata messa in commercio come opera del padre a causa del cambio di nome nella firma. Si è scoperto poi che il mercante francese che aveva messo in commercio questa come altre opere aveva addirittura un intero magazzino di opere non firmate che veniva attribuite in base allo stile e alle esigenze di mercato.

I FALSI nella storia dell’arte. Strumenti per l’attribuzione

Ma non siamo più nell’Ottocento e oggi i mezzi per scoprire un falso grazie alle analisi tecniche sono molti di più, quindi vanno sfruttati e non dobbiamo considerare la firma come unica o più rilevante punto di partenza. 

Ovviamente anche i documenti di accompagnamento di un’opera come ad esempio l’autentica nel tempo è sempre più difficile falsificarli.

I FALSI nella storia dell’arte. Il caso David Stein

Vi racconto però del caso David Stein degli anni ‘70 in America. Si tratta di un artista e falsario francese che è stato incastrato più volte per via della falsificazione di opere di Chagall, Matisse, Braque e altri insieme alla moglie. 

Ad incastrarlo è stata la fretta, si racconta infatti che abbia venduto un’opera ad un collezionista americano dicendogli che avrebbe dovuto attendere l’arrivo della documentazione di accompagnamento dalla Francia. Il collezionista non contento rimanda la consegna del denaro fino all’arrivo dei documenti, quindi Stein in ansia per chiudere la vendita consegna i documenti ovviamente falsificati e firmati a nome di un noto critico francese del tempo in meno di due giorni. 

Questo fa insospettire il collezionista. Solo perchè ai tempi non erano diffusi nè il fax né tantomeno le consegne il giorno dopo da una parte all’altra del mondo. E Stein così viene incastrato. Da lì si scoprono molte altre contraffazioni. Va finire in carcere prima in America e poi in Francia ma si racconta che non smetterà mai di falsificare opere. 

Opere incompiute

Chiudo questo racconto di oggi con le ultime due tipologie di falsificazione. La prima è quella in cui si termina un’opera che ha un artista ha originariamente lasciato incompiuta o per mancanza di interesse o di tempo. Con la morte dei più grandi artisti, il mercato comincia a richiederne le opere. Ovviamente le risorse sono limitate dal fatto che l’artista è venuto a mancare, alcuni eredi potrebbero trovare intelligente completare le opere dell’artista lasciate incompiute per poter immettere altri lavori sul mercato. Ovviamente è anche questa una pratica di falsificazione anche se l’opera era stata originariamente pensata o iniziata dall’artista. 

Infine, alcuni restauri portano all’alterazione totale dell’opera che potrebbe confinare quindi con la falsificazione.

I FALSI nella storia dell’arte. Conclusioni

Ti suggerisco di iscriverti al mio canale Youtube per non perdere tutti i video legati ad arte viaggi e mercato ma soprattutto di dare un’occhiata al mio post sui più famosi furti d’arte e a quello su cantanti e attori che sono anche artisti. 

Grazie e alla prossima!