Joseph Kosuth Wittgenstein’s colour. La parola nell’arte

Joseph Kosuth, Wittgenstein’s colour, 1989, lavoro numerato - serie di 50, tubo al neon, 16x38x2,7 cm

Joseph Kosuth Wittgenstein’s colour

Joseph Kosuth è uno dei padri dell’arte concettuale. Le sue opere sul linguaggio in rapporto agli oggetti, e sui diversi linguaggi in rapporto tra loro, sono alla base della fredda analisi concettuale americana.

Le ricerche sui due sistemi comunicativi, dell’arte figurativa e del linguaggio, e sulle relazioni che intercorrono tra un’immagine e la parola che la definisce sono il fulcro della produzione dell’artista.

Joseph Kosuth e il concettuale americano

Le sue opere hanno caratteristiche completamente anti emozionali e sono del tutto prive di qualsiasi connotazione estetica. Per Kosuth, infatti, la tecnica di realizzazione non è di primaria importanza.

Il compito dell’arte è piuttosto indagare costantemente la propria essenza e contribuire a rispondere alla domanda delle domande: Cosa è l’arte realmente?

Il periodo in cui egli inizia a realizzare ed esporre è dominato dalla Pop art e dal Minimal che sembrano perseguire il medesimo fine dell’artista: eliminare ogni forma di espressione individuale.

Mentre i due movimenti tendono a sottolineare l’esistenza dell’oggetto, enfatizzando le sue caratteristiche peculiari o riducendolo al minimo indispensabile, Kosuth lavora sull’annullamento dell’oggetto stesso che viene sostituito dalla sua idea e dalla definizione.

Joseph Kosuth e le sue opere

Nel 1965 realizza i suoi primi lavori, che mostrano oggetti reali insieme alle loro riproduzioni fotografiche e alle definizioni degli stessi tratte dal dizionario.

Nel 1969 l’artista mette insieme i suoi pensieri in un testo fondamentale: L’arte dopo la filosofia. Afferma che l’unica azione possibile per l’artista è quella di ricreare il procedimento stesso con cui si pensa l’arte: l’opera non è altro che la visualizzazione, la rappresentazione fisica, di un procedimento di autoanalisi.

Contemporaneamente lavora a sculture, come Wittengstein’s Colour, costituite da un tubo al neon e che rappresentano esattamente ciò che predica l’informazione verbale. In questo caso Red, sta ad indicare esattamente ciò  che vediamo: il colore Rosso. Una tautologia a tutti gli effetti.

 

L’unica cosa cui l’arte aspira è l’arte stessa. Arte è la definizione di arte.

Joseph Kosuth

 

Wittgenstein’s colour, 1989, lavoro numerato – serie di 50, tubo al neon, 16x38x2,7 cm, image source: Christie’s

 

Quest’opera fa parte del gruppo La parola nell’arte. Se vuoi saperne di più puoi dare un’occhiata anche ad Alighiero Boetti e Sam Havadtoy.

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