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Conosciuto come Mambo, il Museo d’arte Moderna di Bologna è considerato la versione italiana del Guggenheim di Bilbao e racconta l’arte del ‘900 dagli anni ‘50 ad oggi. Per me è un must ogni volta che torno in città e anche quest’anno ovviamente non ho potuto farne a meno. 

Cosa vedere al MAMbo di Bologna

Il MAMbo è un museo abbastanza giovane perché è stato fondato per come lo conosciamo oggi nel 2007 ma la sua collezione è legata alla precedente Galleria d’arte moderna della città, da cui nasce. E soprattutto le sue sale vengono riallestite spesso in occasione di grandi eventi in città. Come quest’anno ad esempio per Artefiera 2020. 

La cosa che mi piace di più di quando una fiera d’arte arriva in città è l’entusiasmo collettivo di musei e fondazioni. Millemila mostre vengono organizzate e in ogni angolo della città per tre quattro giorni si parla solo di arte contemporanea.

E un paio di settimane fa infatti sono stata invitata per scoprire in anteprima la fiera d’arte che si svolge ogni anno a fine gennaio. Un assaggio di dove sta andando il mercato dell’arte con più di 150 gallerie italiane e straniere. Quattro sezioni, ognuna con suo tema principale, e tantissime opere stupende che ho condiviso con voi sul mio profilo Instagram @Artnthecities.

E quando viaggio in occasione di una fiera mi piace sempre prenotare un paio di giorni extra per poter visitare anche la città e i suoi musei. Visitiamo quindi oggi insieme il Mambo. Quando sono andata l’ingresso era gratuito per qualche giorno in occasione della fiera, ma solitamente costa 6€ con riduzioni e gratuità la prima domenica del mese o le ultime due ore prima della chiusura del giovedì. 

Guttuso, Funerali di Togliatti

La collezione permanente si concentra sull’arte del secondo Novecento in Italia e si divide per aree tematiche. La prima è la pittura a Roma negli anni Sessanta e ha come protagonista i “Funerali di Togliatti” di Renato Guttuso. Un evento che ha sconvolto l’Italia nel 1964 e che è stato raccontato da Guttuso in una versione cinque volte più grande del progetto iniziale. Non solo il racconto della morte di un leader politico ma anche di un personaggio pubblico che per molti è stato un punto di riferimento. Ci sono però anche opere super interessanti di Giosetta Fioroni, Tano Festa e Renato Mambor.

Alighiero Boetti, Non parto e non resto

Un’altra sezione che adoro è quella dedicata all’Arte povera e ai movimenti che nascono intorno al 1968. Passeggiare tra queste sale è come esplorare uno dei periodi più interessanti dell’arte italiana, ricca di opere concettuali e installazioni. 

Per questo motivo tre delle opere per me imperdibili si trovano tutte insieme in questa area. La prima è “Non parto, non resto” di Alighiero Boetti. Boetti è uno dei primi artisti a partecipare al gruppo dell’Arte Povera, tanto che ne creerà anche un manifesto ma è uno dei primi ad allontanarsene agli inizi degli anni Settanta. La maggior parte dei suoi lavori giocano sulle contraddizioni del linguaggio, sul rapporto tra le cose e il modo in cui le chiamiamo. Le opere di questa seria a biro sono realizzate su carta con una semplice penna biro di colore blu, nero, rosso o verde. I lavori vengono creati colorando la superficie del foglio, sempre nello stesso verso, ma lasciando in bianco delle porzioni di spazio a forma di virgola. Oltre al colore di sfondo e alle virgole, quasi tutte le opere contengono anche le lettere dell’alfabeto dalla A alla Z, in modo da formare una griglia di lettura delle frasi che vengono contenute nell’opera. In questo caso si legge il titolo “Non parto, non resto”. Quello dello spostamento e della contraddizione della geografia è un altro temi più diffusi nelle opere di Boetti. 

Zorio, Omaggio arbitrario a Brancusi

Un’altra opera che mi ha colpito è Omaggio arbitrario a Brancusi del 1987 di Gilberto Zorio. Un artista che io amo moltissimo, sia per la scelta dei materiali che per i temi affrontati nelle sue opere. I materiali utilizzati sono spesso naturali o legati a elementi arcaici: le stelle, la luce e soprattutto le reazioni chimiche che a me piace immaginare quasi magiche. Questi vasi contenenti materiali arcaici come dei crogioli di un laboratorio antico sono molto affascinanti. E quest’opera in particolare, tra l’altro mi ha riportata con per un attimo al Museo del’900 di Milano, la città in cui ho vissuto per tanti anni e in cui ho scoperto le prime opere dell’arte Povera. 

Ceroli, Il girasole

Sempre tra le opere d’arte povera c’è poi il Girasole di Mario Ceroli. Il suo segno distintivo, il legno, solitamente utilizzato per riprodurre sagome di essere umano in diverse posizioni qui a me da quasi l’idea di scomparire. Si capisce che l’opera è realizzata in legno ma quasi non importa più. La rappresentazione astratta del fiore fa capire immediatamente che c’è un collegamento fra arte e natura, tra uomo e natura.

Il giro che ho fatto al Mambo mi ha fatto riflettere su come sia importante per un museo che la collezione permanente venga riallestita e che vengano organizzate mostre temporanee sempre diverse. Ero stata al Mambo tante e tante volte nel periodo in cui vivevo a Milano, ma la possibilità di scoprire nuove opere questa volta mi ha fatto apprezzare il giro cento volte di più. 

Cosa vedere al MAMbo di Bologna? La collezione Morandi al MAMbo

Il museo ospita al suo interno anche la collezione di opere di Giorgio Morandi. A dire il vero è un museo nel museo. Questo dà la possibilità di fare un giro intenso e avvolgente nella storia e nelle opere di uno degli artisti che ha fatto la storia della città e che ha vissuto e insegnato qui. La caratteristica principale delle opere di Morandi è il soggetto. La maggior parte infatti sono Nature Morte rappresentate aderendo ad alcuni principi della pittura metafisica ma allontandosene al tempo stesso. Tutte le opere sono realizzate creando un senso di vuoto e di silenzio. Ciò che importa a Morandi è rappresentare ciò che vede: gli oggetti spesso bottiglie nella loro forma all’interno dello spazio. E i riferimenti a Picasso e Cézanne sono chiari. 

Io trovo geniale l’accostamento delle sue opere in una delle sale finali del percorso con Eroded landscape del 1999 di Tony Cragg. Vale la pena visitare il Mambo già solo per quest’opera. Sembra come entrare per un attimo nei quadri di Morandi in versione di scultura. Una scelta quella dei curatori che io ho sempre trovato fantastica e spero di ritrovarla in ogni mia visita al museo. 

Cosa vedere al MAMbo di Bologna? La collezione d’arte contemporanea del MAMbo

L’ultima sezione da non perdere assolutamente nel giro del museo è quella dedicata all’arte degli ultimi 20 anni. Qui ci sono diverse opere da tenere d’occhio come Ossi del 2019 di Claudia Losi in cui vengono riprodotte in forma di capanne le costole dell’animale più grande in natura, la balena, protagonista di molte storie nella cultura occidentale. Oppure l’opera Senza titolo di Garutti formata da 10 strati moquette ritagliati seguendo la forma di mobili immaginari a delimitare e descrivere gli spazi quotidiani e intimi della casa in un contesto completamente nuovo come quello del museo. 

Ma l’opera che più mi ha colpito per la mia fissazione dell’uso della parola nelle opere d’arte è Sono stata io. Diario di Daniela Comani. Stupenda! L’opera consiste di una stampa su tela di tutte frasi in prima persona che descrivono azioni in occasione di eventi particolari avvenuti in una certa data nella storia. Queste date sono in ordine cronologico di giorno ma non di anno. Ad esempio la prima azione riportata è dell’1 gennaio 1919 e consiste nella frase “Oggi a Berlino ho fondato il Partito Comunista”, la seconda però è del 2 gennaio 1992 e riporta un’azione completamente differente. Il racconto è sempre in prima persona ma l’io è a volte la vittima, a volte l’artefice dell’azione. Questo per far capire come l’azione di un singolo all’interno della collettività diventa azione di tutti perché incide sulla comunità stessa direttamente. Un’opera che a me ha lasciato senza parole.

Againandagainandagain – Bonjour

Il percorso nella collezione permanente si chiude con queste sale ma io vi suggerisco di dare sempre un’occhiata anche alle mostre temporanee organizzate dal Mambo. Spesso si tratta di mostre super interessanti come quella che ho trovato io dal titolo AgainandAgainandAgain. Una mostra collettiva curata dal direttore del museo Lorenzo Balbi sul tema della ripetitività delle azioni nelle nostre vite. La performance che mi è piaciuta di più è quella dell’artista Ragnar Kjartansson dal titolo Bonjour durante la quale due attori all’interno di un vero e proprio all’allestimento scenografico ripetono in loop delle azioni sempre uguali. Ogni cinque minuti una donna esce dalla propria casa anni Cinquanta francese per riempire il suo vaso di fiori d’acqua e mentre è alla fontana saluta un vicino di casa che è uscito anche lui di casa ma per fumare la sigaretta. Tra i due c’è uno sguardo di complicità, ma l’azione non avrà mai un seguito e si ripeterà all’infinito. 

Againandagainandagain – La mostra temporanea

Sempre in mostra interessanti anche le opere di Luca Francesconi che mescolano natura e ferro. Il Calendario delle semine è un suo lavoro del 2009 che racconta del primo rapporto dell’uomo con il tempo, quello dell’agricoltura. Ma in realtà si concentra anche sugli effetti del tempo in tutti i cicli biologici che caratterizzano la vita dell’uomo e la natura. 

Un lavoro che mi ha colpito molto ma mi ha anche quasi infastidito ma in senso positivo è quello dell’artista inglese Ed Atkins dal titolo Safe Conduct del 2016. Consiste in 3 grandi monitor come quelli che si trovano negli aeroporti che riproducono un avatar dell’artista intento a superare dei controlli immaginari di un aeroporto. La posto però di essere i bagagli ad essere controllati sono gli stessi uomini e parti del loro corpo. Un lavoro per me molto intenso e interessante. E che fa riflettere sul nostro rapporto con azioni quotidiane che io per prima ripeto sempre nei miei viaggi. Con l’uso di alcuni oggetti proibiti all’interno del video, ci sono sicuramente riferimenti alle paure della nostra società come quella del terrorismo. 

Cosa vedere al MAMbo di Bologna? Parco del Cavaticcio e le opere esterne

Infine, uscita dal museo ho voluto curiosare un po’ in giro perchè da una delle finestre interne delle sale avevo visto alcune sculture di Arnaldo Pomodoro nel giardino a due passi. Trovare l’ingresso di questo parco che ho scoperto Parco del Cavaticcio per me non è stato semplice ma una volta che si intuisce da dove entrare non se ne può fare a meno. Si arriva infatti ad avvicinarsi alle sculture e si ha la possibilità di vederle proprio da vicino. Del resto chi non è disposto di noi a non fare di tutto per poter vedere un’opera interessante?

Spero che questo giro insieme per le sale del Mambo di Bologna vi sia piaciuto. E se non volete perdervi i prossimi video di viaggio in giro per musei iscrivetevi al canale o andate a dare un’occhiata a quelli dedicati a Londra, la mia città. 

Grazie e al prossimo viaggio! 

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